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Leggenda dei sentimenti

Narra la leggenda dei sentimenti che milioni di anni fa, in un posto indefinito sulla Terra, si riunirono le varie virtù e vizi degli umani

La leggenda dei sentimenti ci racconta cosa successe quando le virtù e i difetti degli esseri umani si riunirono per giocare a nascondino, grazie alle folli idee della pazzia che vive in noi.

Non si sa con certezza da dove nasca la leggenda dei sentimenti. Per qualche motivo sconosciuto viene attribuita a Mario Benedetti, ma non fu lui a scriverla. Alcuni speculano si tratti di una versione rivisitata di un racconto di Jorge Bucay o persino di Mariano Osorio.

A ogni modo, questa leggenda cominciò a circolare circa trent’anni fa con il nome La follia e il gioco del nascondino. Con il tempo, tuttavia, è stata rinominata come La leggenda dei sentimenti. 

“I folli aprono la strada che percorreranno poi i saggi”

-Carlo Dossi-

Questa storia ci riporta nel magico momento in cui nulla ancora era stabilito e si iniziavano a configurare le distinte emozioni. Ci racconta l’origine dei sentimenti in modo commovente e molto umano.

La leggenda dei sentimenti

Narra la leggenda dei sentimenti che milioni di anni fa, in un posto indefinito sulla Terra, si riunirono le varie virtù e vizi degli umani. La noia, perennemente stufa, cominciò a sbadigliare e ad attaccare la sua pigrizia a tutti gli altri. Per evitare ciò, la follia propose a tutti un gioco divertente. “Giochiamo a nascondino”, disse.

L’intrigo si interessò subito alla proposta mentre la curiosità domandò: “Come si gioca a nascondino?”. La saggezza spiegò che si trattava di un vecchio intrattenimento, bisognava coprirsi il volto e contare fino a un milione mentre gli altri si nascondevano. Al termine della conta, lo scopo era scovare tutti.

Subito l’entusiasmo e l’euforia iniziarono a saltare. Amavano l’idea del gioco. La loro felicità era tale che persino il dubbio decise di voler partecipare. Si unì anche l’apatia, che di solito se ne stava in disparte. Così il gioco ebbe inizio, e con esso l’origine dei sentimenti.

Il gioco comincia

La follia, sempre più esaltata, si offrì di essere la prima a contare. E così iniziò: “Uno, due tre…”. La verità decise di non partecipare, perché non ne vedeva il senso: tanto l’avrebbero trovata comunque. La superbia disse che il gioco era stupido e che non voleva partecipare. L’aveva infastidita il fatto che fosse stata la follia a lanciare l’idea, e non lei.

La pigrizia iniziò a correre per nascondersi, ma si stancò subito. Si nascose quindi dietro alla prima roccia che vide. Il trionfo, diligente come sempre, scelse l’albero più alto e vi si arrampicò per nascondersi tra le sue fronde. Dietro di lui veniva l’invidia, che approfittò della grande ombra del trionfo per nascondersi sotto di lui.

Nel frattempo, la fede spiccò il volo davanti allo stupore di tutti, andando a nascondersi tra le nuvole. Nessuno poteva crederci, soltanto lei poteva essere capace di una simile cosa. La generosità, dal canto suo, era preoccupata per quelli che non trovavano un nascondiglio. Si mise dunque ad aiutare gli altri, e per poco non fece in tempo a nascondersi. L’egoismo, al contrario, trovò il nascondiglio perfetto in una caverna e richiuse l’entrata con degli arbusti, così che nessuno potesse entrarvi.

Il sorprendente finale del gioco

La follia era emozionata. Continuò a contare fino ad arrivare a un milione. Dopodiché, si scoprì il volto e iniziò a cercare i suoi amici. La prima a essere scovata fu la pigrizia, che si trovava a due passi. Poi trovò la passione e il desiderio, che si erano nascosti in fondo a un vulcano.

In seguito trovò la menzogna, talmente bugiarda che le aveva fatto credere di essersi nascosta in acqua, in realtà si trovava nel centro di un arcobaleno. La follia era sulle tracce della dimenticanza, ma dimenticò dove conduceva quella pista e decise di lasciarla per dopo.

Amore era l’unico che non era riuscito a nascondersi. Quando vide la follia avvicinarsi, si nascose frettolosamente dietro a degli arbusti. La follia, che non era stupida, si disse: “L’amore è così banale che si sarà nascosto sicuramente fra gli arbusti e le rose”. Poiché le rose hanno le spine, la follia si armò di cesoia e iniziò a tagliarle via. D’improvviso si sentì un urlo di dolore: la follia aveva ferito l’amore agli occhi.

Rammaricata per quanto successo, alla follia non venne altro in mente se non mettersi in ginocchio e chiedere perdono.Poiché gli aveva danneggiato la vista, si offrì di fargli da guida da quel momento in poi. Da allora, l’amore è cieco e la follia lo accompagna.

Così finisce questa bellissima leggenda dei sentimenti, che associa delle qualità ai nostri sentimenti, tracciando un quadro delle esperienze emotive nelle quali tutti noi ci identifichiamo.

La mente è meravigliosa

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