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    Contratto di coppia: come preservare l’amore

    È molto romantico parlare di coppia in termini di parole dolci e gesti affettuosi. Sicuramente sono tra gli aspetti più belli delle relazioni amorose, ma con il tempo tendono a occupare uno spazio sempre più ridotto.

    Quando la coppia affronta la normalità della vita di tutti i giorni, ridefinisce le sue aspettative. Anche se la fiamma dell’amore rimane accesa, la quotidianità è piena di piccole difficoltà da risolvere. Se non si superano, sorgono i veri problemi.

    Un matrimonio geniale non è l’unione della “coppia perfetta”, è l’unione di una coppia imperfetta che impara a sfruttare le reciproche diversità.

    Dave Meurer

    La convivenza rafforza il legame, ma allo stesso tempo dà origine a situazioni che rischiano di deteriorarlo. In definitiva, i partner hanno alle spalle passati diversi, abitudini diverse e modi di comportarsi diversi. Unire e adattare i due stili di vita non è sempre così facile.

    Inoltre, a mano a mano che passano i giorni, le settimane, i mesi e gli anni, l’amore cambia. Ci sono momenti in cui sembra non esserci più. Le crisi fanno la loro comparsa, accompagnate dal dubbio se vale o meno la pena portare avanti la relazione. La coppia costruisce il rapporto sulla base di un contratto implicito: bisognerebbe forse renderlo esplicito per proteggere il legame dal deterioramento e dalle crisi?

    Il contratto di coppia

    Gli accordi impliciti

    Qualsiasi coppia ha bisogno di accordi per convivere. In genere si tratta di accordi spontanei, senza un particolare ordine o struttura. Con il passare del tempo, si presentano situazioni tali per cui si formulano patti parziali e si decide se metterli in pratica o meno.

    La maggior parte degli accordi sono impliciti. Tuttavia, questo non significa che siano sempre giusti o ragionevoli. Spesso uno dei due partner cede senza convinzione alle esigenze o negligenze dell’altro, semplicemente per evitare un conflitto o perché considera il tutto una battaglia persa. Questo, però, non vuol dire che si senta a suo agio in una situazione simile.

    La convivenza comporta sempre delle tensioni. Le circostanze si fanno critiche quando uno o entrambi i membri della coppia rifiuta di svolgere il suo ruolo, non solo per quanto riguarda le piccole attività quotidiane, ma anche negli aspetti più profondi, come la fedeltà, l’attenzione, la considerazione dell’altro o la disponibilità.

    Sempre in maniera implicita in molti ambiti non si rompono i patti. Poi si giustifica il tutto dicendo che non esistevano accordi o che non erano stati compresi a sufficienza. Gli accordi impliciti non sono la soluzione migliore.

    Gli accordi espliciti

    Alcune coppie decidono di modificare le regole implicite alla base del loro rapporto con altre espresse attraverso un cosiddetto contratto di coppia. Questi patti vanno ben oltre questioni come chi debba portare fuori il cane o pulire il bagno nel fine settimana. Riguardano, ad esempio, le sanzioni da applicare in caso di infedeltà o di abbandono emotivo.

    Il quotidiano The New York Times ha recentemente pubblicato la testimonianza di una coppia che ha redatto un volume normativo, cioè un contratto con una serie di regole da rispettare. Le regole fanno riferimento alla suddivisione delle mansioni domestiche , alla gestione dei soldi, a possibili malattie, al comportamento da tenere in presenza di ospiti e alla discussione su temi spinosi. I due hanno affermato che i risultati di questo contratto di coppia sono stati spettacolari.

    Bisognerebbe stilare sempre un contratto di coppia con un proprio codice di comportamento, una sorta di regolamento, per garantire al rapporto un certo grado di armonia e, quindi, preservarlo? È un modo di togliere spontaneità alla relazione o una soluzione realistica per affrontare il fatto che anche l’amore implica decisioni e volontà?

    Il tanto screditato punto intermedio

    Forse nella società nordamericana questo genere di regolamenti di coppia sono un’opzione perfettamente realizzabile. Nella cultura europea, invece, è possibile che un contratto del genere non venga accettato così facilmente. Non possiamo negare, però, che potrebbe comunque avere una sua validità.

    In definitiva, la convivenza, con il partner o con chiunque altro, risulta molto più armoniosa quando le regole del gioco sono chiare e rispettate da tutti i partecipanti. Questo evita litigi inutili e rappresenta un modo civilizzato di affrontare obblighi e doveri. In questo senso, un accordo condiviso da entrambi i partner favorisce il normale sviluppo della relazione e preserva la buona convivenza.

    Nonostante tutto, l’amore è molto più di un accordo organizzativo e normativo. Entrano in gioco sentimenti, emozioni e aspettative di cui non sempre si è consapevoli, ma che allo stesso tempo definiscono molti aspetti della relazione stessa. L’amore tra due persone non potrà mai essere ridotto a una serie di regole. In tutti i rapporti umani ci sarà sempre la variabile dell’incertezza e quella non la si può certo controllare.

    La mente è meravigliosa

    Illustrazioni di Pascal Campion

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    La magia della connessione

    La vita è piena di sorprese sotto forma di persone che fanno prendere strade inaspettate alle nostre storie. Alcuni le chiamano coincidenze, altri colpi di fortuna, sincronismi o persino incontri guidati dal filo rosso del destino. Dipende tutto dalla persona a cui capitano. Comunque sia, tutti concordano su uno stesso punto: la magia della connessione. Ed è proprio quello che mi è successo con te.

    Continui a chiedermi, di tanto in tanto, quando è cominciato tutto questo: in che modo ti sei ritagliato uno spazio dentro di me, in che momento la connessione ha cominciato a formare parte delle nostre vite… La verità è che, nonostante non possa individuarne l’origine, adoro essere parte di questo percorso.

    Lasciarmi trasportare dalla magia della connessione occupa il primo posto nella mia lista di desideri, al quale segue giocare a inviare messaggi in codice. Mi dispiace, ma non è facile rivelare ciò a cui le parole non arrivano le.

    Spero che tu custodisca il mio segreto…

    “Le persone si incontrano quando hanno bisogno di incontrarsi”.

    -Paulo Coelho-

    La mia ricorrenza preferita

    Non so come tu abbia fatto, ma sei diventato la mia ricorrenza preferita, il motore dei miei pensieri, il fulcro dei miei sorrisi… Riesco a stento a spiegarlo a parole, ma è così. Amo questa sensazione e, cosa migliore di tutte, sei stato capace di provocarla senza sfiorare la mia pelle.

    “È ammirevole che qualcuno riesca a farti provare certe sensazioni senza sfiorarti nemmeno con un dito”.

    -Anonimo-

    Mi stai conquistando, lo confesso. A poco a poco e senza saperlo, e immagino anche quasi senza pretenderlo. Però è impossibile chiudere gli occhi e fare come se niente fosse quando entro in contatto con la tua anima, anche se solo per poco. È così sincera, gentile e, talvolta, energica…

    Dunque, devo ammettere che sei un po’ riservato, ma soprattutto esperto nel trattare questioni che non hanno a che vedere con te. Non mi dispiace. Sai cosa apprezzo dello studiarti? Forse ti sarai fatto un’idea… Ma questo lasciamolo a un altro momento.

    Sei consapevole di avere una capacità speciale di connetterti con gli altri, di ascoltare i loro mostri e anche le loro gioie? E non solo, sai che con il tuo umorismo hai messo da parte quei toni grigi che a volte si impegnano a conquistare la routine? Sei un rivoluzionario. Appari, arrivi e con le tue strategie inaspettate sei in grado di creare magia e disegnare sorrisi. In effetti, grazie a te ho iniziato a dare una possibilità al mio di sorriso.

    A volte penso che tu agisca come una sorta di ancora nelle terre mobili mie e altrui, altre invece penso che tu sia come quella sorpresa che irrompe nell’ordinario e fa sì che tutto risulti diverso. Diciamo che sai come lasciare il segno.

    Ti confesso un segreto: ti ammiro. Perché una cosa è vivere per un sogno e un’altra, molto diversa, è vivere per conoscersi, per percorrere il sentiero dell’autoconoscenza, per trasformarsi, evolvere ed esprimere il massimo di se stessi, per essere felici e rendere felici gli altri. Sei il miglior esempio di lotta per la magia della connessione che io abbia mai conosciuto.

    Grazie per come sei, perché mi fai credere alla magia della connessione

    Non voglio concludere senza ringraziarti, senza riconoscerti il fatto di avermi dato l’opportunità di incontrarmi con te, dopo i primi tentativi falliti. Lo so, non è stata colpa tua, ma mia. Occorre dirla tutta. Ma a volte abbiamo la cattiva abitudine di procedere e camminare in punta di piedi nella vita, senza far rumore e ignorando tutto quello che può essere tralasciato lungo la strada.

    Per una ragione o per un’altra, siamo qui a inviarci messaggi in codice ed enigmi da risolvere fra le righe. Almeno questo è ciò che penso. Ne ho la certezza solo per quanto riguarda me e in ogni caso non mi pento perché, se non fosse corrisposto, almeno sto godendomi il percorso in questa specie di connessione sfocata, seppur non dovesse esserci una destinazione.

    Tuttavia, voglio credere il contrario: che vi siano delle ragioni reali che hanno creato l’epicentro di questo uragano. Che fra le tue paure e le mie insicurezze, i tuoi dubbi e i miei timori, esiste davvero qualcosa.

    Grazie davvero per non aver chiuso la porta quando io ho iniziato a chiamarti. Grazie per la tua comprensione, per condividere il tuo tempo con me, per i tuoi ragionamenti, per le tue riflessioni a qualsiasi ora del giorno e per le tue stranezze… Già sai a cosa mi riferisco.

    Grazie per avermi invitata a percorrere questi sentieri invalicabili, per aver creato dei labirinti mentali, per aver risvegliato la forza, che tenevo assopita, di scoprirmi. Credimi, non è facile avere a che fare con qualcuno che ti sproni a crescere invece che a rimanere bloccata, che ti faccia vedere cose che prima non percepivi e, soprattutto, che ti regali un altro modo di vedere la vita attraverso la magia della connessione.

    In definitiva, grazie per essere te stesso…

    “Sei luce nelle tenebre,

    passione nella noia

    e uragano nella calma.

    Il mio punto di inflessione,

    il motore che ha trasformato

    la routine in magia”.

    La mente è meravigliosa

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    Abbiate fiducia nella vita, sa esattamente quello che deve fare

    Abbiate fiducia, fidatevi della vita perché, anche se non ci credete, sa esattamente quello che deve fare, nel momento perfetto, in quello più indicato e più propizio per decidere per voi, per farvi essere chi volete essere davvero.

    Le persone hanno spesso una cattiva abitudine difficile da correggere: sono nostalgiche e ossessionate dal “devo fare”, “dovrei”, “gli altri si aspettano che”… Poco a poco, dividiamo la nostra mente in due aree: una che si concentra sul passato e l’altra ossessionata dal futuro.

    Tutto questo può portare, prima o poi, a sviluppare un processo depressivo o a farci concentrare sul “devo” che non fa altro che causarci ansia.

    Impariamo a privare di potere il passato e il futuro. Impariamo a vivere il presente in maniera piena, fidandoci del processo attuale, di quello che accade ora.

    Vi spieghiamo come fare.

    La migliore età è quella che avete adesso

    Per accettare il momento presente, bisogna essere ricettivi e capaci di apprezzare chi siamo, ciò che abbiamo ottenuto e, inoltre, ciò che dobbiamo ancora ottenere.

    • Ebbene, niente di tutto questo sarebbe possibile se prima non fossimo capaci di praticare l’auto-accettazione e quell’esaltazione di noi stessi in cui si incide l’amor proprio.
    • Uno dei nemici più voraci della propria accettazione è non essere a proprio agio con la propria età.
    • Il malessere causato dallo scorrere del tempo porta spesso a situazioni poco corrette e anche problematiche.

    Non parliamo solo della necessità di sottomettersi ad interventi chirurgici, ma anche a quella paura delle rughe che compaiono, dei cambiamenti che subisce il proprio corpo…

    • Tutti abbiamo il pieno diritto di fare il possibile per vederci fisicamente attraenti, ma prima di tutto dobbiamo vederci belli dentro.

    La migliore età sarà sempre quella che abbiamo in questo momento: accettando quanto vissuto e sapendo che le migliori opportunità continuano a verificarsi in ogni istante.

    Imparare a fluire, il processo della vita

    Il modello del “flusso” definito dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi nel 1975 non sempre viene inteso in modo corretto.

    Non si tratta solo di lasciarsi trasportare, di vedere la vita come un’entità dinamica che non si ferma mai e della quale facciamo parte. È qualcosa di più profondo e, allo stesso tempo, interessante.

    • Significa avere chiari obbiettivi vitali.
    • Significa essere capaci di farsi avvolgere in un’attività o in una responsabilità e godersela, esserne felici.
    • Implica, inoltre, essere capaci di imparare dagli errori, trasformandosi in autentici esperti.
    • Quello che facciamo ogni giorno non dev’essere monotono.

    La routine è pericolosa, per questo è necessario disporre di piccole sfide e novità quotidiane affinché il processo del flusso sia sempre appagante.

    Il passato è passato, ciò che importa è il presente

    Il passato non ci definisce. Ci definisce solo l’interpretazione che abbiamo di esso.

    Facciamo un esempio. Se tre anni fa il nostro ex partner ci ha abbandonati e l’anno scorso il nostro partner ci ha traditi, l’ultima cosa alla quale dobbiamo pensare è che non meritiamo di essere amati.

    Una persona matura, coraggiosa e che sa interpretare in maniera adeguata il suo passato, dirà a se stessa “devo scegliere meglio la persona che sarà il mio futuro partner”.

    Per questo, è fondamentale che il passato funga da trampolino, come un modo per imparare ad essere migliori. Il passato non è un divano su cui sedersi per lamentarsi di quanto vissuto o accaduto.

    Imparate a fidarvi

    La psicologia positiva è stata promulgata nel 1990 dallo psicologo Martin Seligman. Questi pensò che fosse giunto il momento di concentrare il comportamento umano sul benessere e sugli strumenti per aiutare le persone ad essere felici.

    Da una parte era necessario comprendere e delimitare i fatti traumatici, la depressione e la tristezza. Era il momento giusto affinché le persone imparassero una serie di passaggi attraverso i quali favorire la loro crescita personale.    

    Una di queste strategie è, senza dubbio, quella di imparare a fidarsi di se stessi e delle cose positive che possono accadere in qualsiasi istante.

    Ebbene, non si tratta di aspettare, di essere soggetti passivi che si limitano solo a far trascorrere i giorni e il tempo, nell’attesa che la fortuna bussi alle loro porte. Dobbiamo essere persone attive che mettono in marcia il cambiamento, la propria attività per generare piccoli e corretti cambiamenti:

    Dobbiamo mettere da parte le persone che non fanno altro che causarci problemi, abbandonando certe abitudini che ci privano della speranza…Per concludere, dobbiamo comprendere che, anche se a volte attraversiamo brutti momenti, abbiamo nelle nostre mani la possibilità di uscire dal tunnel.

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    Imparare ad amare secondo Erich Fromm

    L’amore, secondo Erich Fromm, deve essere celebrato tutti i giorni come un atto di liberazione e arricchimento. Imparare ad amare in modo maturo e cosciente vuol dire bandire possesso o condizioni. L’amore è prima di tutto preoccupazione per la vita, è cura e desiderio di favorire la crescita dei nostri cari.

    Forse nemmeno lo stesso Fromm aveva intuito la grande importanza che avrebbe avuto il suo libro, L’arte di amare. Chi ha avuto l’opportunità di conoscere questo psicanalista e filosofo umanista saprà che poche persone hanno dato una svolta così rilevante alla propria vita come fece lui, nonché preziosi insegnamenti per imparare ad amare.

    “La risposta matura al problema dell’esistenza è l’amore.”
    -Erich Fromm-

    Agli albori degli anni ’50, Fromm era questo un erudito del Talmud e psicoanalista marxista che in un dato momento prese le distanze dai fondamenti teorici di Sigmund Freud. Era un intellettuale in qualche modo taciturno, stabilitosi negli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sulle spalle portava il peso di un divorzio, la morte della sua ultima moglie per suicidio e il ricordo di un’Europa ancora frammentata e in rovina.

    Fu in questo decennio che decise di trasferirsi in Messico e diventare un attivista per la pace e i diritti delle donne. Voleva cambiare la sua prospettiva di vita, voleva aprirsi al mondo, alla felicità e alla lotta per ciò in cui credeva. Divenne un terapeuta molto influente, strinse amicizia con il presidente Kennedy e trovò l’amore in una donna brillante: Annis Freeman.

    Pur con l’amaro ricordo delle sue precedenti mogli, Fromm si pose un obiettivo: imparare ad amare. Voleva fare di quella fase la migliore della sua esistenza e di quella di Annis Freeman. Ed era ansioso, a sua volta, di insegnare agli altri ad amare. Ne conseguiranno il suo famoso libro e la felicità di cui godette negli ultimi decenni della sua vita.

    Imparare ad amare secondo Erich Fromm

    “Amare senza saper amare ferisce la persona che amiamo”. Questa frase di Thich Nhat Hanh riassume una realtà più che evidente. La maggior parte di noi non ha maestria in questa arte, siamo più che altro neonati in una realtà nella quale ci immergiamo per caso e di cui non sappiamo nulla, pieni di bisogni e privi di strumenti. Se a volte ci limitiamo ad amare come bambini e non come adulti, questo lo si deve soprattutto alla nostra cultura.

    Ci siamo modellati attraverso una serie di schemi culturali nei quali l’amore ha le sembianze di un costrutto dalle tinte magiche e ideali. Nel nostro tessuto sociale segue vigente l’amore cortese del Medioevo, dove gli uomini corteggiano le donne. Ci piace pensare di essere vittime delle frecce di Cupido, che gli eterni amanti di Verona hanno conosciuto la vera passione, che tutti noi siamo destinati a trovare la nostra metà a cui siamo legati dal filo rosso del destino.

    Erich Fromm, psicologo sociale di spicco, ha reso molto chiaro in L’arte di amare che poche dimensioni esigono tanta responsabilità e capacità di discernere quanto l’amore. Perché amare è un compito da artisti allenati, non solo da sognatori passionali. Imparare ad amare richiede pratica, dominio e un lavoro costante dove lo sforzo e il giudizio non lasciano niente al caso o alla sorte.

    Vediamo quindi alcune dei consigli offertici da Erich Fromm.

    Amore attivo

    Se c’è qualcosa che desideriamo è essere amati. Desideriamo che qualcuno si prenda cura di noi, ci apprezzi, ci valorizzi, ci veneri ed elogi in qualsiasi cosa facciamo, siamo o abbiamo. Tuttavia, c’è qualcosa che dobbiamo comprendere quanto prima: l’amore passivo non serve e non è maturo.

    L’amore non è un luogo di riposo, è uno scenario che si coniuga al presente e in voce attiva: amarci l’un l’altro, rispettarci, valorizzarci, creare qualcosa insieme, fare dei progetti comuni. L’amore dei bravi artisti implica la maestria di chi sa partecipare, dare e ricevere, costruire ed essere parte attiva di un progetto dove è sempre presente una mentalità proiettata alla crescita.

    La nostra eterna preoccupazione di trovare la persona perfetta

    Per imparare ad amare, dobbiamo essere consapevoli anche di un altro aspetto. Spesso ci preoccupiamo troppo di non trovare la persona ideale, quella che si trova in perfetta sintonia con tutti i nostri sogni e desideri. Abbiamo gli occhi offuscati perché non siamo capaci di trovare “l’oggetto” da amare senza prima fermarci a pensare se saremo all’altezza di tale amore.

    A volte siamo talmente contagiati dall’idealismo e da costrutti nutriti dal romanticismo che dimentichiamo l’aspetto più importante: l’amore esige lavoro, implica saper affrontare le sfide poste da una relazione affettiva.

    L’amore come bisogno

    Imparare ad amare richiede prima di tutto sapersi spogliare di tutti i bisogni. Perché accadranno due cose a chi cercherà di avere una relazione per alleviare le proprie carenze: che non sarà mai soddisfatto e che vincolerà l’altra persona a uno stato di schiavitù perenne.

    In L’arte di amare, Erich Fromm ci ricorda che una relazione affettiva sana e felice deve essere prima di tutto un vincolo altamente produttivo, dove ciascuna persona ha superato i propri vuoti e le proprie dipendenze. Consiste nell’estinguere dentro di noi l’onnipotenza narcisista, il desiderio di accumulare e di sfruttare gli altri, per raggiungere chi amiamo senza fardelli e paure e poterci offrire così nella nostra pienezza.

    “L’amore infantile segue il principio: amo perché sono amato. L’amore maturo segue il principio: sono amato perché amo. L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.”

    -Erich Fromm

    Amare è un atto di creatività

    Secondo Erich Fromm, l’amore è energia. È un impulso che ci spinge a muoverci, a esprimerci, a creare… Questa forza espansiva e creativa emerge solo quando abbiamo soddisfatto i nostri bisogni basilari.

    Ma ancora, non è sufficiente solo sentire detta energia. Ricordiamo che l’amore non solo si prova, occorre viverlo e dargli forma. Perché la passione autentica, quella che si nutre del sentimento, della maturità e dell’equilibrio, comprende che l’opera più bella richiede impegno quotidiano e dedizione.

    L’amore è come la musica, la pittura, la falegnameria, la scrittura o l’architettura. È necessario comprendere la teoria e, solo dopo, diventare maestri nella pratica. Alla pari di un ingegnere altamente creativo, anche noi riusciremo a superare con immaginazione ed efficacia ogni difficoltà, ogni sfida, ogni imprevisto che troviamo sul nostro cammino

    .Imparare ad amare secondo Erich Fromm richiede di abbandonare molte visioni infantili che spesso ci caratterizzano (e che ci hanno inculcato). Dobbiamo smettere di coniugare l’amore al passivo e di vederlo come una scintilla che unisce magicamente due persone. Perché l’amore è sostanza, è corpo ed è materia. Una materia prima con cui edificare un buon progetto, il migliore delle nostre vite se così desideriamo, e farci carico di esso.

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    Uscire dalla propria prigione per andare avanti

    Ci sono situazioni nelle quali sembra non esserci modo di andare avanti, nelle quali tutto si complica e si congiura per non farci alzare la testa. Tuttavia, molte situazioni sono complicate finché le vediamo così. Andare avanti è facile quando abbiamo il coraggio di uscire dalla nostra prigione.  

    È comune vedere persone che esagerano tutto quello che succede loro ed innervosirsi perché non possono controllare l’esito di ogni decisione da loro presa. Sapere cosa succederà prima di iniziare un’attività o programmare il futuro secondo dopo secondo -o almeno provarci- è per molta gente uno stile di vita (e una frustrazione costante). Ma è davvero necessario complicarsi tanto il presente per pianificare tutto quello che avverrà?

    La vita può essere molto più semplice e non per questo carente di opportunità. Provare a sorreggere e controllare tutto è una missione impossibile che ci priva di grandi momenti di felicità e della possibilità di scoprire, conoscere e sorprenderci.

    Ascoltiamoci, non opponiamoci e fidiamoci del viaggio

    La vita ha da darci molto più di quello che la nostra mente può concepire. Perché rinchiuderci nella prigione del controllare e pianificare assolutamente tutto? Non si tratta di avanzare senza una meta né in modo incosciente, ma di lasciare la porta aperta a quello che la fortuna disporrà, perché lo farà. Nel caso delle esperienze negative, nella maggior parte dei casi possiamo scegliere se affrontarle o soccombere ad esse.

    Come riconoscere questo cammino? Ascoltarci ci indicherà la strada. Se saremo capaci di essere sinceri, di silenziare le voci che ci dicono cosa dobbiamo fare o che ci indicano quello che è (politicamente) corretto, potremo udire la nostra voce interiore. E quando sentiamo di dover fare qualcosa al di fuori del piano, qualcosa di diverso, non opponiamoci. Esploriamo quanto ci viene chiesto dalla nostra voce interiore. Decifriamo quello di cui abbiamo bisogno e cerchiamo il modo di farlo all’interno delle nostre possibilità.

    L’aspetto più importante, però, è fidarsi del viaggio. Solo in questo modo potremmo godercelo al massimo e trarne giovamento. Solo così troveremo il mezzo di espressione di cui abbiamo bisogno per arieggiare i nostri sentimenti e le nostre emozioni, per crescere, per essere noi stessi e andare avanti.   

    Abbiamo noi le chiavi della nostra prigione

    Molte volte tutto il nostro potenziale si costringe in una prigione della quale noi stessi abbiamo la chiave. Ma perché lo facciamo? Perché disegniamo una vita che ci tarpa le ali invece di seguire il ritmo del volo? Perché, avendo un tale potenziale, ci sottomettiamo ad una vita mediocre?

    La verità è che l’idea di vivere avendo tutto sotto controllo e pianificato sembra essere molto comodo. Tuttavia, la comodità può essere altamente ingannevole. Per aprire le porte della nostra cella, dobbiamo iniziare a disfarci di questa visione limitata che non ci permette di guardare oltre, che non ci lascia contemplare tutte le opportunità che si presentano.

    Di certo questa comodità spesso sorge in seguito ad esperienze passate. La sofferenza e il dolore caricano il nostro zaino emotivo di paure, complessi e credenze limitanti. Che ne dite di trasformare questo pesante zaino emotivo in una scatola degli attrezzi?

    Abbiamo la chiave e il potere per aprire la porta e andare avanti

    Una cosa è sapere di avere la chiave, un’altra ben distinta è avere il coraggio di usarla per aprire la porta e uscire. Il timore si cela dietro ogni decisione presa. La paura del fallimento, dell’ignoto, di non essere abbastanza bravi, di aver intrapreso il cammino errato o di essere giudicati, tutto ciò ci frena. Tuttavia, non agire è il modo migliore per avere rimpianti, di morire senza aver vissuto.

    Avete paura di fallire, ma non avete paura di perdere l’opportunità di trionfare? Avete paura di sbagliare, ma non di farvi scappare una buona idea? Avete paura di essere giudicati, ma non temete l’opinione che avrete di voi stessi in futuro?

    Non lasciate che la paura guidi le vostre azioni, non rimpiangerete mai di aver preso una decisione importante. Anche quando falliamo, anche quando ci sbagliamo…ogni passo è importante per la nostra crescita personale. Ogni passo ci avvicina ai nostri obiettivi -persino quando questo passo è un errore- e ci concede l’opportunità di essere liberi di prendere decisioni coraggiose.

    Esploriamo oltre la nostra zona di comfort per andare avanti

    La nostra zona di comfort è la nostra prigione. Nulla ci trattiene in essa. Usciamo e apriamoci al mondo. La nostra zona di comfort resterà dove l’abbiamo lasciata se abbiamo bisogno di tornarvi. Ricordiamo che abbiamo la chiave. Siamo liberi di uscire e anche di rientrare.

    Dobbiamo assumerci il rischio di mettere fuori prima un piede e poi l’altro. Se crediamo nella nostra scelta, abbracciamo questo rischio. Non dobbiamo lanciarci tutto d’un colpo se non siamo preparati, piuttosto facciamolo passo dopo passo. Man mano che avanziamo, ci sentiremo più sicuri e, soprattutto, molto meglio con noi stessi.

    L’incertezza dinanzi al rischio svolge un ruolo importante. Man mano che ci abituiamo a tale incertezza, man mano che impariamo a gestirla, la paura lascerà il posto alla curiosità e alla voglia di andare oltre.

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    Frasi divertenti di Groucho Marx

    Groucho Marx ci ha lasciato molte frasi divertenti e altre ancora, probabilmente frutto di altre menti geniali, gli vengono attribuite. Vale sempre la pena ricordare le scanzonate riflessioni di questo personaggio che è stato in grado di affermarsi nel grande schermo.

    I film dei fratelli Marx contengono aforismi indimenticabili come: “Questi sono i miei principi, e se non vi piacciono ne ho degli altri”. Frase che sotto la risata nasconde una critica pungente all’ipocrisia che dilaga nella nostra società.

    In omaggio al genio e all’umorismo di questo attore, ci è sembrata una buona idea recuperare alcune sue frasi divertenti. Gustatene la fine ironia e scoprite la critica sociale che nascondono.

    5 frasi divertenti di Groucho Marx

    Meglio tacere e passare per stupido che parlare e dissipare ogni dubbio

    Dice il proverbio che “se ciò che dici non migliora il silenzio, è meglio restare zitti”. La versione di Groucho Marx è forse più caustica, ma ugualmente vera.

    L’intenzione di Groucho non era quella di dare dell’idiota a tutti, ma far notare che molta gente parla troppo, più di quanto sia necessario. Effettivamente, quando non abbiamo interessanti contributi da offrire a una conversazione, forse è meglio tacere.

    “Il matrimonio è la causa principale di divorzio”

    C’è chi si offende quando sente questa frase. Resta, tuttavia, una verità ovvia: se non ci fosse il matrimonio, non esisterebbe neanche il divorzio.

    Che sia un’unione legale o una convivenza, è evidente che la separazione può avvenire solo se si è stati uniti. Vediamo, in genere, il divorzio o una rottura come un dramma, ma alla fine non deve essere necessariamente così. Forse non dovremmo giudicare una relazione in base alla sua durata, ma alla sua qualità. Si può essere molto felici per un periodo, ma per qualche ragione i nostri valori, le priorità, i modi di pensare cambiano. In questo caso molti preferiscono seguire la propria strada.

    “Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro”.

    Groucho Marx fu più che un attore comico. Fu un filosofo e scrittore. Pubblicò alcune autobiografie e molti racconti divertenti come il curioso Memorie di un irresistibile libertino.

    Potrebbe sorprendere che un uomo di spettacolo avesse una così bassa opinione della televisione. Marx intuiva la deriva del mezzo televisivo verso una programmazione di bassa qualità e di vuoto intrattenimento. I suoi film contengono umorismo irriverente, ma anche feroci critiche, come nel capolavoro La guerra lampo dei fratelli Marx (in inglese Duck Soap, zuppa d’anitra).

    La politica è l’arte di cercare un problema, trovarlo, interpretarlo male e poi applicare erroneamente il rimedio sbagliato.

    Capace di nascondere nelle sue pillole di sarcasmo una forte critica sociale, non c’è da stupirsi che neanche la politica sia stata risparmiata da Groucho Marx.

    È evidente che la sua visione in questo campo fosse molto critica. Cercare problemi dove non esistono, trovare soluzioni sbagliate e cercare di rimediare. Peggio di così non si può fare, vero?

    “Non vorrei mai far parte di un club che accetti tra i suoi soci uno come me”

    Un’altra delle frasi divertenti di Groucho Marx, un’altra critica all’ipocrisia, al volto gentile di molte persone che sanno nascondere le loro vere intenzioni. E adesso è il suo turno, perché Marx comincia a criticare se stesso. O forse, con il suo vizio di dire quello che pensa, crede di non potersi adattare alle regole di nessun club?

    Vi abbiamo presentato solo 5 frasi, ma ve ne sono molte altre ugualmente indimenticabili. Vi lasciamo allora con altre frasi divertenti e geniali di Groucho Marx:

    • “L’intelligenza militare è una contraddizione in termini”.
    • “Il segreto del successo sta nell’onestà e nel comportamento corretto. Se riesci a fingere entrambi, ce l’hai fatta.”
    • Nella vita ci sono cose ben più importanti del denaro. Ma costano un mucchio di soldi!”.

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    La pace interiore inizia quando non ci si lascia gestire dagli altri

    Quella sensazione di pace è il chiaro segno che abbiamo preso la direzione giusta. È un’evidente prova grazie a cui avremo la garanzia di godere di un buon equilibrio fisico e mentale.

    Dobbiamo quindi saper gestire le aspettative che abbiamo su noi stessi, evitare di reagire di fronte alle offese e alle provocazioni per non farci dare degli iracondi o dei vanitosi.

    Quando viviamo sottomessi a ciò che gli altri si aspettano o cercano in noi, diamo la priorità alle scelte di terzi e non ascoltiamo i nostri veri bisogni.

    Per questo motivo, è fondamentale prendere le decisioni da soli, perché solo quel salto nel buio può colmarci di pace e generare grandi dosi di coraggio, responsabilità e benessere emotivo.

    “Devo essere sereno per accettare le cose che non posso cambiare, coraggioso ed entusiasta per cambiare quelle che posso modificare e abbastanza saggio per distinguere tra cosa posso fare e cosa non posso fare”.

    (Reinhold Niebuhr)

    Siate selettivi con le vostre battaglie

    Siate selettivi con le vostre battaglie, perché a volte avere pace è più importante che avere ragione. La vostra pace interiore non è negoziabile e dipende solo da voi e dalla vostra fedeltà al vostro alter ego, lo stesso che si fa sentire quando vi chiedete se esaudire o meno le esigenze altrui.

    Anche se quando dite “basta” dovete ascoltare il vostro cuore, una volta presa la decisione di liberarvi della pressione impostavi dalle persone che vogliono gestirvi, dovete essere responsabili e riprendere in mano il timone che può guidarvi trionfalmente attraverso le paure. A questo scopo, dovete tenere a mente che:

    • Non è facile gestire l’incertezza.
    • Ogni processo di cambiamento implica un certo livello di malessere che dovete tollerare.
    • È necessario che ogni decisione sia presa con integrità.
    • Dovete sapere che, aprendo una porta, potete trovarvi davanti molti sentieri, e forse dovrete percorrerne vari durante la ricerca della vostra pace interiore.
    • È sempre positivo lasciarvi alle spalle le persone che vi fanno del male. Tuttavia, c’è un’altra questione da considerare: la distanza fisica ed emotiva. A volte, quella fisica, che in principio sarebbe sufficiente, è impossibile da raggiungere; dunque dovete realizzare un grande esercizio interiore.

    «Tutti ti dicono cosa fare e cos’è meglio per te. Nessuno ti lascia trovare da solo le risposte, vogliono che prendi per vere quelle che danno loro.»

    «Mi faccia indovinare, lei vuole che io creda alle sue.»

    «No, voglio che smetti di raccogliere informazioni dall’esterno e che inizi a riceverle da dentro di te. La gente ha paura di ciò che hai dentro, anche se in realtà è l’unico luogo in cui troverebbe ciò di cui ha bisogno.»

    –  La via del guerriero –

    Chi coltiva pace interiore trasmette tranquillità

    Chi coltiva la sua pace interiore trasmette tranquillità al resto del mondo. Perché? Perché la mente è come l’acqua: quando è calma riflette la bellezza di ciò che la circonda. Tuttavia, quando è agitata, non importa cos’abbia davanti: non sarà capace di rifletterlo.

    E a noi umani succede la stessa cosa: non possiamo educare bene i nostri bambini se abbiamo perso la temperanza lungo la strada. Non possiamo nemmeno condurre una vita sana o relazionarci correttamente con gli altri se nella nostra mente c’è una tempesta.

    Per questo motivo, è molto importante ricordare che la pace interiore è una delle ricchezze più grandi che si possano possedere. Ciò non vuol dire che dobbiamo sopportare ogni cosa con infinita pazienza fino ad esplodere: il trucco sta nell’annientare le aspettative esterne e nel rispettare quello che vogliamo noi.

    Soddisfacendo le nostre volontà e lasciando da parte ciò che ci pesa, raggiungeremo la tanto agognata pace interiore. Ricordate che l’amor proprio ha un limite chiamato dignità e su di essa non si possono ammettere sgarri. Nessuno è abbastanza importante da potersi permettere di amareggiare la vostra vita.

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    Paura di essere felici, cause e trattamento

    Certe fobie sono molto comuni, come l’aracnofobia o l’acrofobia. A non essere altrettanto frequente, invece, e sembra anche meno logico, è conoscere persone che soffrono della paura di essere felici. Questa “repulsione” per la felicità, intesa come allegria e godimento, può diventare un ostacolo per il benessere e, di conseguenza, per la salute.

    Questa paura di essere felici può avere origini molto distinte, tra cui un’educazione troppo rigida, un carico di responsabilità o nascere in una solitudine indesiderata che ci affoga. A seguire condividiamo alcune strategie per sconvolgere questa situazione.

    Come smettere di auto-sabotarci?

    Ecco alcune strategie utili.

    1. Riconoscere le abitudini autodistruttive

    Per prima cosa, bisogna rilevare tutte quelle abitudini dal carattere autodistruttivo, facciano esser parte della nostra quotidianità o siano atteggiamenti occasionali che hanno lasciato un profondo segno in noi.

    Una buona idea, quando proviamo sensi di colpa o altri sentimenti che ci opprimono, è prendere nota della situazione che li ha stimolati. In questo modo, una volta che la nebbia è passata, potremo tornare a questo momento e riformularlo. Dopo averlo fatto, sarà più difficile che la situazione ci faccia di nuovo male.

    2. Combattere contro noi stessi alimenta la paura

    Alcune persone scappano dalla calma come se fosse un tormento. Non concepiscono una vita senza preoccupazioni. Se non vedono nessuna situazione preoccupante vicino a sé, comprano un binocolo per guardare più lontano. Non conoscono la pace, la tranquillità, il riposo oltre le ore di sonno. È come se stessero preparando continuamente un matrimonio.

    In termini generali, parliamo di persone che portano all’estremo il detto: “meglio prevenire che curare”. Competono con la vita per anticipare qualsiasi pericolo, creandone però degli altri. Questo modo di agire, infatti, è un attacco costante e senza tregua contro la propria salute.

    3. Evitare e rigettare i limiti

    A volte ci imponiamo limiti che sono soltanto artificiali. Uno di questi potrebbe essere quello di “non esprimere ciò che proviamo o pensiamo”. Quando seguiamo questa legge che ci siamo auto-imposti, rendiamo difficile agli altri conoscerci o aiutarci.

    Questa mancanza di espressione emotiva non si riferisce solo alle emozioni di valenza negativa come la tristezza o la rabbia. In molte occasioni e per molte persone, anche le emozioni positive devono respirare dentro una camicia di forza. Pensano che dare libero sfogo alla loro allegria sia quasi un peccato tenendo conto della quantità di preoccupazioni che li affliggono. Questa è esattamente l’idea centrale dell’opera più conosciuta di Umberto Eco, Il nome della rosa.

    4. Avere fiducia nella propria felicità

    Un altro aspetto importante di cui tenere conto è che la felicità ha scarsa relazione con la giustizia. Ci saranno situazioni che ci favoriranno in alcuni casi, pur non avendo accumulato nessun merito nei loro confronti; altre ci volteranno le spalle nonostante abbiamo lavorato sodo per la loro riuscita. La cosa importante in questo senso è godere di ciò che ci arriva.

    Come analizzare la paura di essere felici?

    Dopo aver preso coscienza del fatto che la paura di essere felici non è un problema reale e che ha una soluzione tangibile, provate a capire qual è l’origine della situazione e degli elementi che in qualche modo alimentano il vostro stato emotivo. Questi saranno i vostri obiettivi.

    1. La terapia è un grande aiuto davanti alla paura

    Se avete la sensazione che il problema è un buco profondo dal quale non riuscite a uscire o vi sentite peggio ogni volta che vivete un momento felice, potete chiedere aiuto a un terapeuta professionale. Questi vi aiuterà ad analizzare con più obiettività l’origine del problema e le sue possibili soluzioni. Non dovete vergognarvi se prendete questa decisione. Riflettete un attimo: vi vergognate quando andate dal medico?

    Se la paura di essere felici si presenta nella maggioranza degli ambiti della vita di una persona o se provoca molta sofferenza e angustia, si consiglia di ricorrere a un aiuto professionale.

    2. Fare affidamento su qualcuno a cui vogliamo bene

    La famiglia e gli amici saranno sempre un valido aiuto per trovare la soluzione ai propri problemi, per sfogarsi, per vedere la situazione da un’altra prospettiva e ricevere un’opinione e un sostegno sincero proveniente da persone che ci apprezzano e ci vogliono bene. Condividere i vostri sentimenti con amici o familiari può essere di grande aiuto per vedere la situazione che state affrontando da un punto di vista diverso.

    Per di più, il sostegno e la comprensione altrui vi impedirà di inondarvi di un sentimento di solitudine indesiderata e, pertanto, della paura di essere felici. Infine, questo sostegno avrà la tenenza ad auto-alimentarsi. Se chiedete aiuto ad altri, è probabile che anche gli altri chiedano il vostro aiuto. Questi accordi silenziosi possono essere di beneficio per tutti.

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    Attaccamento insicuro: prigione senza sbarre

    La maggior parte degli psicologi sostiene che l’attaccamento insicuro si sviluppi durante la prima infanzia. Si verificherebbe, dunque, come conseguenza della relazione poco sana tra il bambino e i suoi punti di riferimento durante la prima fase della vita. I primi vincoli che si stabiliscono fondano la base per le relazioni future.

    “La vita non è trovare te stesso. La vita è creare te stesso.”.

    -George Bernard Shaw-

    Quando una relazione è basata su un attaccamento sano, si ha la certezza che il vincolo sia positivo. In altre parole, ci si aspetta il meglio dall’altro, si percepisce l’altra persona come una persona di buon cuore. L’attaccamento insicuro, al contrario, rende l’aspettativa completamente opposta: ci si aspetta che l’altro abbandoni o tradisca. Questo tipo di attaccamento può prendere tre diverse forme che analizzeremo nei prossimi paragrafi.

    L’attaccamento insicuro disorganizzato

    L’attaccamento insicuro disorganizzato consiste in un tipo di vincolo proprio di coloro che hanno subito degli abusi durante l’infanzia. Di norma, persone che sono rimaste sole e senza supporto nei momenti difficili, oppure casi in cui le figure educative/dominanti hanno fatto ricorso alla punizione fisica per intimidirle. È anche il caso in cui i genitori/tutor hanno avuto un atteggiamento ambivalente nei confronti dei figli, non offrendo dei punti di riferimento chiari tipici di chi ha il compito di proteggere. Ad esempio, mostrandosi talvolta affettuosi per poi diventare aggressivi o negligenti, d’improvviso e senza sapere perché.

    Chi ha avuto genitori del genere tende a ripetere lo stesso atteggiamento da adulto. Queste persone non riescono a mantenere un alto livello di costanza e coerenza nelle loro azioni, così come nei loro pensieri o nelle emozioni che manifestano. Passano dalla sottomissione all’aggressività, oppure dalla vicinanza al distacco con una facilità che sconcerta. Loro stessi non sanno che cosa gli succede.

    Quando la relazione con gli altri o con qualcuno in particolare diventa molto angosciante, è facile che queste persone presentino una reazione inaspettata, che perdano la connessione con le loro emozioni e comincino ad agire come robot. È la loro maniera errata di affrontare la propria angoscia.

    L’attaccamento insicuro ambivalente

    La caratteristica principale dell’attaccamento insicuro ambivalente è l’intensità con la quale si vivono le contraddizioni di una relazione. Come in tutti i casi di attaccamento insicuro, anche in questo caso la base scatenante sono genitori contraddittori che portano il bambino a non sapere mai cosa aspettarsi.

    Da adulti, queste persone mostrano la fortissima necessità di mantenere in vita i vincoli con gli altri. Hanno anche un grande bisogno di affetto. Le relazioni con gli altri sono estremamente intense e caratterizzate da dipendenza e dalla necessità di approvazione, così come da un’eccessiva sensibilità al rifiuto.

    Quando instaurano una relazione, difficilmente abbandonano il sospetto che qualcosa vada male. Mettono grande enfasi sui problemi e poca sugli aspetti positivi. Tutte le relazioni generano in loro angoscia e non è per questo raro che fuggano o evadano. Possono cadere nelle dipendenze, nell’autolesionismo o in atteggiamenti simili.

    L’attaccamento insicuro evitante

    Per quanto riguarda l’attaccamento insicuro evitante, il tratto più prominente è la difficoltà a stabilire vincoli di vicinanza con gli altri, e al tempo stesso un profondo dolore emotivo per il fatto di non riuscirci. Queste persone tendono a sviluppare una falsa autonomia: sono indipendenti, ma entrano allo stesso tempo in uno stato di profonda angoscia quando sentono che qualcuno si sta avvicinando a loro.

    Di solito fanno fatica a riconoscere le proprie emozioni. A volte dicono di essere interessati a qualcosa, pur smentendosi con il loro atteggiamento. Può accadere anche il contrario: affermano che qualcosa o qualcuno non li aggrada, ma fanno trasparire tutto l’opposto. Non lo fanno di proposito, hanno semplicemente difficoltà a riconoscere le loro emozioni.

    Generalmente, l’attaccamento insicuro evitante deriva da un’infanzia caratterizzata da una forte distanza emotiva con i propri punti di riferimento. Il bambino non ha ricevuto sostegno, nemmeno quando ne aveva più bisogno. Probabilmente, questo atteggiamento da parte dei genitori è stato giustificato con la scusa di responsabilizzare il bambino attraverso la distanza. La verità, però, è che crescere in questo modo fomenta nel bambino la sfiducia negli altri, l’impossibilità di credere che qualcuno possa appoggiarlo o sostenerlo.

    Tutte le forme di attaccamento insicuro implicano dei limiti, specialmente sul piano affettivo. Esiste la possibilità di invertire questo modello relazionale, ovvero tramite il riconoscimento del proprio atteggiamento, delle sue cause e delle sue conseguenze. Sì, è possibile superare questo problema e mantenere una vita emotiva molto più piena.

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    Ci sono assenze che rappresentano un vero trionfo

    Un amico, un familiare, un partner, possono amareggiarci la vita; sta a noi decidere di allontanarci e di vivere una vita piena.

    Se una persona vi disprezza, non vi ama; se vi critica per ferirvi, non vi ama; se vi insulta o vi maltratta, non vi ama; se vi ignora o non vi considera, non vi ama. Non è meglio che un individuo del genere non sia presente nella vostra vita? Questo di certo sarebbe un vero e proprio trionfo.

    Non preoccupatevi per le persone del vostro passato: c’è una ragione se non sono arrivate al vostro futuro”.

    (Paulo Coelho)

    Persone la cui assenza è un successo

    Con alcuni tipi di persone è bene mettere una distanza sana e terapeutica, una distanza che ci faccia sentire che possiamo vivere in un clima di benessere e sicurezza anche se siamo noi stessi. A seguire, vi presentiamo alcune persone la cui assenza rappresenta un vero trionfo

    Il pessimista

    Può presentarsi in vari aspetti della nostra vita: tra i nostri amici, in una relazione di coppia, sul lavoro, ecc. La prima cosa da fare con questi individui è identificarli. Si tratta di persone che non smettono di lamentarsi, tutto va male, tutti sono contro di loro, la loro passione è il rimprovero (senza nessun fondamento) nei confronti degli altri.

    In realtà, queste persone hanno un’autostima bassa e amano trasmettere la loro angoscia. Preoccuparsi è umano, ma questa sensazione dovrebbe spingere a cercare una soluzione o un aiuto, dovrebbe essere sana e positiva e non limitante. Per crescere e non restare bloccati, bisogna trovare un’opportunità in ogni situazione.

    Il manipolatore

    Un manipolatore vi fa credere che ciò che è meglio per voi è, casualmente, ciò che è meglio per lui; in questo modo, vi porta a fare cose che in realtà non volete fare. Sa manovrare le emozioni e fa uso di questa abilità di frequente; individua perfettamente le vostre debolezze per farvi fare ciò che vuole.

    Per questo motivo, è importante identificarli subito. Fate attenzione, un manipolatore può avere più facce: una persona sempre vittima che vi fa sentire colpevoli per le sue disgrazie, una persona aggressiva che è meglio compiacere piuttosto che affrontare, una persona che usa le vostre parole per trasformarle in cose che non avete detto, ecc.

    Il possessivo

    Un possessivo vi impedisce di relazionarvi con altre persone, vi isola facendovi credere che così starete meglio. Per lui non siete altro che un oggetto tra gli altri, sul quale avere l’esclusiva. Vi dice spesso frasi come “tu sei mio/a”; è meglio che questa presenza si trasformi in un’assenza, perché nessuno ha il diritto di possedervi. Siete persone, non cose, avete delle emozioni e dei sentimenti, vivete, respirate e vi relazionate con gli altri, siete esseri umani.

    L’aggressivo

    Un aggressivo ama discutere e assalire verbalmente, perché in questo modo si sente potente. L’aggressività è la sua essenza, caratteristica che non ha spiegazioni oltre alla sua insicurezza e mancanza di autostima. Scappate al più presto da una persona del genere. Amatevi e credete in voi, non permettete a nessuno di disprezzarvi e di farvi sentire inferiori. Siete delle persone e, in quanto tali, diverse dagli altri: né migliori né peggiori, semplicemente uniche.

    “Se stare con qualcuno implica la distruzione dell’io, allora è meglio stare da soli”.

    (Walter Riso)

    Lasciate che la solitudine vi accarezzi

    Siamo profondamente convinti che, per essere felici, abbiamo bisogno di altre persone nella nostra vita, di un partner, di un gruppo di amici. La felicità, in realtà, è interiore: tocca ognuno di noi in modo individuale, non dipende da terzi, solo da noi stessi.

    Ci sono persone che hanno milioni di amici e/o un partner e, ciononostante, sono tremendamente infelici, perché fanno dipendere il loro benessere da altri. Pensate in qualcosa che vi renda felici, come andare in bici, scrivere, leggere, ecc. Tutte queste cose continueranno a farvi felici indipendentemente dagli altri, perché la soddisfazione che proverete nel farle sta dentro di voi.

    Lasciate che la solitudine vi accarezzi, vi abbracci, vi permetta di conoscervi e di accettarvi. Lasciate che vi circondi e che invada la vostra vita di tanto in tanto. Godetevi il silenzio, i vostri spazi intimi, le passeggiate mentre osservate gli altri e vi perdete nei vostri pensieri. Così, sentirete come l’assenza delle persone dannose rappresenta un vero trionfo.

    “La solitudine non mi indebolisce, bensì mi fortifica e mi riempie di una strana sensazione che mi nutre, mi parla durante la notte, mi narra storie, racconti inventati e veritieri”.

    (Chavela Vargas)

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    La rinuncia a volte è una vittoria

    Riusciamo ad accettare che non sempre si può vincere? Qual è il modo migliore per affrontare una sconfitta? Come capire quando è il momento di dire basta? Fino a che punto possiamo spingerci prima di smettere di soffrire e dedicarci a noi stessi? La rinuncia in alcuni casi è una vittoria, perché a volte non basta andare avanti per vincere. Anche la stanchezza è un dato importante, così come il disagio, soprattutto quando diventano routine. Valutare dove ci troviamo e dove vogliamo arrivare è fondamentale.

    In questi casi, la sconfitta non è la rinuncia, ma continuare a combattere e insistere su qualcosa che non ci rende più felici. Tutto ciò che è ormai diventato un automatismo e non ci entusiasma più. È il logorarsi fino al punto di soffrire, persi in un labirinto di pensieri che ci obbliga a continuare quasi senza sapere perché. A volte non sappiamo più come cambiare l’obiettivo e altre abbiamo scelto una cattiva strada e non ce ne accorgiamo nemmeno.

    Anche se il successo richiede lavoro, perseveranza ed entusiasmo e per ottenerlo dobbiamo far fronte a obblighi, impegno e motivazione, non sempre è un bene continuare a inseguirlo. Soprattutto se rischiamo di compromettere la nostra salute mentale.

    Cosa succede quando stanchezza e demotivazione ci perseguitano giorno per giorno? Cosa possiamo fare quando ciò a cui dedichiamo il nostro tempo e le nostre forze non ci rende più felici? Forse, in questo caso, la rinuncia è il punto di partenza per iniziare a sviluppare un nuovo progetto, nuove sfide o un rinnovato entusiasmo. È tempo di cambiare.

    Si può anche non vincere, ma non per questo sarà una sconfitta

    Se analizziamo a fondo il concetto di vittoria, ci accorgiamo che vinciamo quando otteniamo ciò che vogliamo; ma se sulla strada per la vittoria abbiamo perso la voglia di ottenerlo, la voglia di fare…come potremo mai vincere? Arrivare alla meta sconfitti, senza forze e senza entusiasmo forse ci indica che la vittoria non ne vale più la pena. Perché vincere spesso significa godersi la strada che porta al successo.

    A volte la rinuncia è una vittoria perché implica il coraggio di lasciar andare quello che una volta vedevamo come un obiettivo, ma che ora non ci giova più o semplicemente ci assorbe così tanto da non lasciarci più energie. Il nostro stato d’animo definisce i nostri limiti e la conoscenza di questi ci aiuta a identificare come e quando utilizzare le nostre risorse.

    Spesso la rinuncia è una vittoria che giunge dalla maturità e dall’introspezione.

    La sconfitta è molto più che perdere. Ci si sente combattuti e sopraffatti per non aver dato il massimo, per questo la sconfitta è anche persistere quando in realtà si dovrebbe lasciar andare. La vittoria, di conseguenza, esige di combattere fino in fondo, coscienti dei propri limiti e sapendo fino a che punto possiamo spingerci. Perché la vittoria è anche essere onesti con se stessi

    A volte la rinuncia è la strada giusta

    Non dovremmo mai sprecare le opportunità né arrenderci al primo cambiamento. Sarebbe un peccato lasciar perdere quando si è vicini alla meta o abbandonare quando c’è ancora magia. Per questo motivo è sempre consigliabile considerare l’opportunità di provarci ancora una volta. Ecco perché vi incoraggiamo a provare e a seguire i vostri desideri, pur consapevoli che i limiti sono soggettivi e che bisogna sapere quando fermarsi.

    Se qualcosa vi rende ancora felici, se avete ancora dei dubbi, ma non così forti da bloccarvi, forse non è ancora il momento di rinunciare, forse potete ancora spingervi oltre. Decidete bene fino a dove, imparate a conoscervi e capite fino a che punto potete spingervi con le vostre forze.

    Prendetevi cura della vostra salute e rinunciate a quello che non vi soddisfa più. Anche se in passato era fonte di soddisfazione, ora non lo è più, e prima ve ne rendete conto, prima sarete capaci di riempire la vostra vita con nuove soddisfazioninuove sfide, nuove battaglie e nuove persone intorno a voi.

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    Rimettere le cose a posto

    La massima parte di ciò che veramente mi serve sapere su come vivere, cosa fare e in che modo comportarmi l’ho imparato all’asilo.
    La saggezza non si trova al vertice della montagna di studi superiori, ma nei castelli di sabbia del giardino dell’infanzia.

    Queste sono le cose che ho appreso:
    – dividere tutto con gli altri;
    – giocare correttamente;
    – non far male alla gente;
    – rimettere le cose a posto;

    – sistemare il disordine;
    – non perdere ciò che non è mio;
    – dire che mi dispiace quando faccio del male a qualcuno;
    – lavarmi le mani prima di mangiare;

    – i biscotti caldi e il latte freddo fanno bene;
    – condurre una vita equilibrata: imparare qualche cosa, pensare un po’, disegnare, cantare, ballare e lavorare un tanto al giorno;
    – fare un pisolino al pomeriggio;

    – nel mondo badare al traffico, tenere per mano e stare vicino agli altri;
    – essere consapevole del meraviglioso;
    – ricordare il seme del vaso: le radici scendono, la pianta sale anche se nessuno sa veramente come e perché, ma tutti noi siamo così;

    – i pesci rossi, i criceti, i topolini bianchi e perfino il seme nel suo recipiente: tutti muoiono e noi pure;
    – non dimenticare, infine, la prima parola che ho imparato, la più importante: osservare.

    Tutto quello che mi serve sapere sta lì, da qualche parte: le regole auree, l’amore, l’igiene alimentare, l’ecologia, la politica e il vivere assennatamente.
    Basta scegliere uno qualsiasi tra questi precetti, elaborarlo in termini adulti e sofisticati, applicarlo alla famiglia, al lavoro, al governo del mondo e si dimostrerà vero, chiaro e incontrovertibile.

    Pensate per esempio a come il mondo sarebbe migliore se noi tutti, l’intera umanità, ci mettessimo sotto le coperte per un pisolino ogni pomeriggio e prendessimo latte e biscotti alle tre, o se tutti i governi si si attenessero al principio basilare di rimettere ogni cosa dove l’hanno trovata e di ripulire il loro disordine.

    Rimane, infine, sempre vero, a qualsiasi età, che quando si esce nel mondo è meglio tenersi per mano e rimanere uniti.

    Robert Fulghum
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