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    Le parole fanno male quando sono dette da persone importanti

    Le parole sono potenti, tanto da causare un dolore emotivo molto forte. Come se ci avessero colpito fisicamente, come se una carica diretta ci spezzasse l’anima e ci rompesse il cuore in mille pezzi.

    Nonostante ciò, questo loro effetto ha potere solo se provengono da una persona che per noi è importante: il nostro partner, un parente, un amico… È come una rottura dei nostri schemi e del nostro equilibrio e sentiamo un attacco che proviene da un legame per noi molto intimo.

    L’impatto che il linguaggio ha è sorprendentemente duraturo. Nessun bambino dimenticherà facilmente una parola cattiva e nessuno può cancellare dalla propria memoria un’aggressione verbale o comunicativa che proviene dal proprio partner.

    Il linguaggio non è solo un insieme di parole associate a significati che ereditiamo e che impariamo da un punto di vista sociale e culturale. In realtà, il linguaggio è, prima di tutto, un modo di comunicare e di trasmettere emozioni. In questi casi, persino il tono di voce e le espressioni del viso hanno “qualcosa da dire”.

    Nella vita possiamo ricevere commenti poco appropriati, scoraggianti o persino cattivi. Nonostante ciò, lasciamo correre la maggior parte di quelle parole, che non lasciano nessun tipo di impronta nel nostro cervello. Quelle che invece fanno male e lasciano una cicatrice sono quelle che vengono dette dalle persone a cui vogliamo bene.

    Tutti noi conserviamo nella “botola nascosta” della nostra memoria quelle frasi sprezzanti che ci ha detto un parente. Può succedere che, ancora oggi, ricordiate con tristezza certe frasi e certe parole pronunciate da quella persona a cui tanto volevate bene.

    Parole che lasciano cicatrici

    Dobbiamo ricordare che nessuno di noi può evitare di “lasciarsi sfuggire” una parola inappropriata ogni tanto, una parola che faccia male o dia fastidio a qualcuno. Ciononostante, il problema si manifesta quando non ci si limita alle parole, ma riceviamo da qualcuno una comunicazione nociva e una mancanza di affetto.

    Le parole dette senza affetto o empatia sono la causa di grandi carenze negli esseri umani. Sono buchi fatti di solitudine e isolamento per un bambino e abissi fatti di delusione e amarezza per l’adulto ferito dal proprio partner.

    Paul Watzlawick, celebre psicologo austriaco esperto di comunicazione e linguaggio, formulò una teoria interessante che chiamò “la disconferma”. Questa teoria riflette il potere distruttivo delle parole contenute nella comunicazione umana e i modi più comuni in cui queste feriscono:

    • La svalutazione: in questo tipo di comunicazione si fa uso di un determinato tipo di parole che hanno lo scopo principale di sminuire il valore dell’altra persona. Si toglie importanza a tutto quello che l’altro dice o fa, si usa un linguaggio volto a screditare e a svalutare del tutto la sua figura, la sua essenza. È una comunicazione molto distruttiva.
    • La squalificazione: in questo caso, lo scopo non è più quello di svalutare l’altro, ma quello di “invalidarlo”. È un passo in più rispetto alla svalutazione e appaiono parole come “non servi a niente”, “sei la persona più inutile del mondo”, “non sei all’altezza di nessuno”…
    • La disconferma: questo livello di comunicazione arriva ad annullare del tutto una persona. Se nelle comunicazioni precedenti lo scopo era quello di sottrarre valore e umiliare l’altro, ora si mira a “ignorare”. Non importa se il bambino ha fatto una cosa giusta o sbagliata, semplicemente viene ignorato. Non importa che il partner stia a fianco alla persona che ama, poiché questa è fonte di “vuoto”. Come se non esistesse…

    Come affrontare le parole che feriscono

    A volte semplicemente non si sa come comunicare, non si hanno gli strumenti giusti per trasmettere la vicinanza emotiva, il rispetto e l’approvazione. Si tratta di quelle persone che parlano senza prima riflettere su quello che diranno e fanno del male senza rendersene conto (almeno nella maggior parte dei casi).

    La prima condizione da rispettare in qualsiasi forma di comunicazione e di uso delle parole è il rispetto

    Nella vita, di sicuro vi sarete ritrovati in situazioni simili. Provare dolore per alcune parole che provengono da persone a noi care è una situazione che dobbiamo saper affrontare. Ecco quali sono i consigli chiave da seguire:

    • Dobbiamo considerare la personalità di quella persona. È possibile che, per esempio, i vostri genitori o i vostri fratelli presentino la seguente caratteristica: una carenza di comunicazione  emotiva e rispettosa. In questi casi, è dobbiamo accettarlo, ma chiarendo sempre che quelle parole “fanno male”.
    • Se quella comunicazione è sempre aggressiva e infrange i nostri diritti, arrivando persino ad annullarci, è chiaro che non bisogna continuare a coltivare quella relazione. Si tratta di una forma di maltrattamento e, come tale, è necessario difendersi e mantenere le distanze.
    • Nel caso in cui il proprio partner, per esempio, faccia un uso frequente di frasi ironiche, è necessario comprendere che anche questa è una forma di abuso personale. Non dovete permetterlo.
    • È necessario capire fin dall’inizio che l’uso determinato che una persona fa delle parole, dice molto della sua personalità. Se non vi sentite a vostro agio con il linguaggio che usa, vuol dire che non “funzionate” con quella persona.

    A tutti può succedere, una volta ogni tanto, di farsi sfuggire parole nocive. Tuttavia, se si tratta di un’abitudine che si ripete spesso, dovete esprimere chiaramente il vostro dispiacere, il fastidio e il dolore che provate. Usate la “personalizzazione” per mostrare all’altra persona come si sentirebbe se fosse nei vostri panni.

    Uno dei problemi principali della comunicazione è che non ascoltiamo per comprendere, ma ascoltiamo per rispondere ed è allora che si manifestano le parole che fanno male.

    La mente è meravigliosa

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    Ci saranno dei giorni in cui non vedrai alcun motivo per andare avanti.

     

    “Va bene. Ci saranno dei giorni in cui persino il pensiero di alzarti dal letto ti farà venire voglia di piangere. Va bene anche questo.

    Ci saranno dei giorni in cui non ti ricorderai nemmeno come si fa a piangere, o a sorridere, o a vivere, in cui la stanchezza ti peserà sulle palpebre e sulle ossa fino a schiacciarti. Ne avrai ogni ragione. Ma ricordati sempre che ciò che senti non dura per sempre. Che è tutto temporaneo.

    Che qualcuno, prima di te, ha provato quello che provi tu adesso, ed è sopravvissuto. Le foglie cadono ogni autunno, e soltanto perché non sei un sempreverde – soltanto perché anche tu sfiorisci, mentre altri riescono a non farlo – non vuol dire che tu sia sbagliato e che sia tutto finito.

    Va bene cadere. Va bene. Quando arriveranno quei giorni, ricorda le cose per cui vale la pena andare avanti, qualsiasi piccola cosa – il prossimo film in uscita, un amico che ti invita a uscire, il libro che non hai ancora letto.

    Ricorda che tutto prima o poi finisce, che il sipario prima o poi deve sempre calare su tutto. Lascialo calare sulle amicizie finite, sugli amori passati, sulla tristezza che ti stringe la gola, sulle cattiverie che ti hanno detto, sui tuoi sbagli, sui rimpianti, sulle parole che non avresti dovuto pronunciare, su tutte quelle piccole cose che ti pesano sulle spalle come macigni.

    Lascialo cadere su tutto, tranne che su di te. Mai su di te. Perché non lo meriti. Perché meriti di più di un sipario chiuso, di un copione finito in tragedia. Perché meriti di stare bene, e ti prometto, ti prometto che succederà e sarai felice di non aver deciso di lasciarti andare.

    Ti prometto che un giorno ti sveglierai e andrà tutto bene. Fino ad allora, tieni duro. Alzati dal letto quando sembra impossibile. Esci quando vorresti rinchiuderti dentro. Apprezza le cose belle quando vorresti solo piangere. È una bella vita, in fin dei conti, te lo giuro. È una bella vita. E tu la meriti.”

    – Tumblr.

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    Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dall’amore…

    Ti amo e non so perché, né so da quando o fino a quando, ma so che mi sento libero, che sono me stesso e sono felice, che tutti i giorni sorrido. Tu mi lasci volare, mi fai sognare. Con te voglio condividere momenti felici e tristi, emozionanti o noiosi, voglio vedere il modo in cui scorre la vita, voglio farmi invadere dall’amore.

    Tutti ci siamo sentiti così ogni tanto e, per paura, ci siamo riempiti di domande: Perché gli piaccio io? Perché ama me? Come andrà questa relazione? Litigheremo? Cosa farò se mi lascia?

    “Amare è un esercizio solo per coraggiosi, se c’è un buono stimolo, è divertente lasciarsi trasportare dalla corrente”.
    -Roque Valero-

    L’amore è un rischio

    Ogni volta che ci innamoriamo, corriamo un rischio. È un rischio che ci fa paura, ma non dobbiamo permettere ai dubbi o all’inquietudine di invadere la nostra mente e di impedirci di goderci il momento. L’incertezza che l’altra persona non provi lo stesso per noi o ci abbandoni, è qualcosa che bisogna affrontare con grande coraggio.

    Se non vivete il momento, se non rischiate di provare qualcosa per qualcuno, non saprete mai cosa significa toccare il cielo con un dito, sorridere di continuo, fare l’amore, sentire la passione. Non c’è nessuna garanzia che le cose vadano bene, che durino oppure no, né che l’altra persona provi lo stesso o che ne valga la pena.

    Cosa succede quando ci si innamora

    Quando ci innamoriamo, percepiamo il mondo in modo diverso, il corpo cambia e anche tutto ciò che ci circonda. Ci sono reazioni e segnali che indicano che ci stiamo innamorando o che ci siamo innamorati, e sono i seguenti:

    Idealizzare l’altra persona

    Molte volte vediamo nell’altra persona quello che vogliamo vedere, forse quello che ci manca o quello che desideriamo. Con il passare del tempo, può verificarsi un disinganno, quando la persona che credevamo di vedere non esiste in realtà, è diversa e, per cui, non proviamo lo stesso per lei.

    Può anche succedere che vediamo quella persona in modo molto più razionale, esattamente com’è, e che ci piaccia; in questo modo la relazione sarà più realista.

    “T’amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l’ombra e l’anima.”
    -Pablo Neruda-

    Avere paura di essere rifiutati

    Tutti abbiamo paura di essere rifiutati, ma se non tentiamo, non sapremo mai cosa può succedere. La reciprocità nell’amore è complicata, perché influiscono molti fattori, a volte non è il momento adatto, a volte non è la persona adatta, a volte si fugge solo per paura.

    La paura è il riflesso del nostro istinto di protezione, è normale che ci accompagni, ma deve avere dei limiti, bisogna stabilire fin dove può arrivare, per impedirle di paralizzarci.

    Il corpo reagisce

    Il nostro comportamento nei confronti di qualcuno che ci piace ci mette in evidenza. Continuiamo a guardare quella persona, come si muove, come parla, come si veste. Ci sentiamo invasi da forti emozioni ogni volta che vediamo quella persona, ci batte forte il cuore, ci sentiamo goffi, arrossiamo.

    Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dall’amore…

    Lasciarsi trasportare dai sentimenti è una sensazione straordinaria. È importante vivere il presente, non pensare al futuro, che è sempre incerto, ma godersi il qui e ora. Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi ha sviluppato il concetto di “flow”, che simbolizza uno stato nel quale ci concentriamo su attività che stiamo sviluppando e di cui stiamo godendo.

    Per questo, bisogna concentrarsi pienamente sull’attività che stiamo realizzando, come se perdessimo le nozioni di tempo e spazio. Godetevi il presente, quello che provate in questo momento, non preoccupatevi per come vi sentirete domani, perché non lo sapete e pensare all’incertezza vi impedisce di godervi quel meraviglioso momento.

    Tuttavia, non dimenticatevi mai che l’amore non implica sofferenza, non è necessario soffrire per amore. L’amore è fatto per essere goduto, per essere vissuto, per essere felici e contenti, per divertirsi e per conoscere diverse sensazioni. Osate innamorarvi?   

    “Ogni volta che vi innamorate, non spiegatelo a nessuno, lasciate che l’amore vi invada senza entrare nei dettagli”
    -Mario Benedetti-
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    Cercando chi non vuol essere trovato, riceverete indifferenza

    Mi sono resa conto che c’è qualcuno che mi ha aspettato per molto tempo. E quel qualcuno sono io. È il momento di darmi l’opportunità di sorridere e smettere di correre dietro a persone che non vogliono essere raggiunte e che non dimostrano altro che indifferenza.

    Dicono che l’opposto dell’amore non sia l’odio, bensì l’indifferenza. Dicono che essa uccida l’affetto, che non si debba essere pigri in amore, che l’indifferenza sia il castigo peggiore e che trascurare quello che si ama sia una vera follia.

    Non va bene correre dietro ad una persona che sa già dove voi vi trovate, perché vi consuma, vi lacera, vi distrugge, vi ferisce, vi addolora… Non potete permettere che il disprezzo della mancanza di interesse vi tormenti; valete molto più di quanto credete.

    Dicono che non esista la mancanza di tempo, ma solo la mancanza di interesse: quando lo si vuole davvero, l’alba diventa giorno, il martedì diventa sabato e un momento diventa un’opportunità.

    Se vi amano, vi cercano

    Non sacrificatevi per chi non farebbe lo stesso per voi: in cambio, riceverete solo indifferenza. Non sacrificatevi per nessuno, perché chi vi ama non vi chiederebbe mai nulla che potrebbe ferirvi o causare un danno alla vostra vita.

    Smettete di insistere e di bussare a quelle porte che non vogliono aprirsi a voi. L’affetto non può tollerare l’indifferenza: questi due concetti sono eternamente nemici e senza possibilità di riconciliarsi.

    L’affetto non va implorato. Per questo, dovete lavorare sulla vostra dignità, risorgere e smettere di aspettare un miracolo.

    L’amore non è mai sprecato

    “Mia madre diceva sempre che l’amore non è mai sprecato, neanche se non vieni corrisposto allo stesso modo che meriti o che vorresti.

    – Lascialo fluire – diceva. – Apri il tuo cuore e non avere paura che qualcuno te lo spezzi. I cuori troppo protetti finiscono per diventare di pietra”.

    Tratto da Heartbreak Cafe, di Penelope Stokes

    Questo significa che, anche se abbiamo vissuto brutte esperienze, anche se qualcuno si è approfittato di noi, anche se non siamo stati corrisposti o siamo stati ripagati da coloro che ci circondano con puro egoismo, non dobbiamo gettare la spugna.

    In qualsiasi momento e luogo possiamo trovare reciprocità e coltivare relazioni sane. Dare amore è sempre positivo: esso non va perso se lo condividiamo.

    Tuttavia, va detto che dare molto e ricevere poco stanca. La soluzione sta nel non riporre tutte le vostre speranze e aspettative in un sentimento: esso può non essere corrisposto e, di conseguenza, metterebbe in confusione la vostra vita.

    Quello che deve succedere succederà da un momento all’altro, ma non come pagamento delle vostre azioni, bensì come una situazione naturale della vita.

    L’assenza di reciprocità e di gratitudine

    Ci sono relazioni di coppia e di amicizia che sono condannate al fallimento a causa della totale assenza di gratitudine e reciprocità. Il segreto per mantenere vivo un sentimento è molto semplice: bisogna lavorarci su e prestargli attenzione e tempo.

    Tuttavia, bisogna fare attenzione a non eccedere in esigenza. Abbiamo davvero bisogno che il nostro partner ci dedichi ogni secondo del suo tempo ed ogni suo pensiero?

    Se è così, dobbiamo rivedere il nostro stato emotivo, lavorare sulle nostre necessità e disfarci di alcuni desideri e idee emotive che compromettono i nostri sentimenti.

    Per amare, bisogna intraprendere un lavoro interiore possibile solo grazie alla solitudine”.

    (Alejandro Jodorowsky)

    Ignorate le persone che non vi danno importanza

    Per essere felici, dobbiamo imparare ad ignorare le persone che ci puniscono attraverso l’indifferenza e che ci fanno mettere in discussione il nostro valore personale e sociale. Dobbiamo generare distanza emotiva, respirare e contare fino a tre quando incontriamo una persona di questo tipo.

    Ognuno di noi avrà diversi modi per sfogarsi e per respirare un po’ d’aria terapeutica, grazie alla quale si possono ritrovare le proprie emozioni, i propri sentimenti, il rispetto per se stessi e l’amor proprio.

    A questo scopo, dobbiamo riflettere, scacciare la freddezza di coloro che manifestano poco interesse nei confronti dei nostri sentimenti e che ci fanno sentire disprezzati. Così, ci circonderemo di persone emotive che ci mostreranno che il mondo è un bel posto.

    Quando saremo liberi da tutto quello che ci incatena, potremo aprirci alla vita e permetterle di sorprenderci senza farci del male.

    Non aspettatevi niente da nessuno, aspettatevi tutto da voi stessi, il resto arriverà quando meno ve lo aspettate.

    La mente è meravigliosa

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    Non lasciate che le vostre ferite vi trasformino in ciò che non siete

    E’ sempre importante sapere quando termina una tappa della vita. Se insisti a rinchiuderti in essa più del necessario, perdi la gioia e il senso del resto. Occorre saper voltar pagina, occorre saper chiudere certe porte, occorre saper concludere certi capitoli.

    L’importante è saper chiudere il cerchio e lasciare che certi momenti della vita si concludano.

    Non possiamo stare nel presente avendo nostalgia del passato. E neppure domandandoci continuamente perché. Ciò che è successo, è successo. Occorre scioglierlo, occorre liberarsene. Non possiamo restare bambini in eterno, né adolescenti tardivi, né impiegati di imprese inesistenti, né tenere legami con chi non desidera avere vincoli con noi.

    I fatti passano e bisogna lasciarli andare. 

    Paulo Coelho

    Anche se capita di dover rovistare nel passato e di applicare i suoi insegnamenti, è facile arrivare a perdere la propria identità emotiva a causa di quelle ferite che non si sono ancora chiuse.

    Ciò fa sì che la ferita si infetti e si propaghi sempre di più, diminuendo la nostra capacità di essere noi stessi e di dare valore alle nostre emozioni.

    È probabile che siamo talmente abituati a convivere con un dolore latente, a cui non vorremmo dare ascolto, che magari il nostro cervello ha disconnesso la sua capacità di sentire pur di evitare di soffrire.

    Tuttavia, dentro di noi sappiamo che è questo ciò che ci sta impedendo di camminare e di goderci quello che abbiamo, privandoci dell’opportunità di afferrarci con forza al presente.

    Anche se dicono che il passato è un vecchio amico che va salutato da lontano con un cenno del capo, la verità è che esso va accolto e guarito per evitare di “adattarci” a vivere con esso.

    Ripulire il nostro passato e disinfettare le nostre ferite

    Ciò che un tempo ci ha reso felici, non scompare mai. Tutto ciò che amiamo profondamente diventa parte di noi.

    Bernardo Stamateas

    La domanda da un milione di dollari è: cosa infetta le ferite della nostra anima? Le infetta il sacrificio, la rabbia, la paura dell’abbandono, il risentimento, la solitudine, i tradimenti, la mancanza di sostegno, le incomprensioni, la tristezza, gli inganni, la bramosia, le colpe.

    In realtà, è facile che in una stessa ferita siano rinchiusi gran parte degli elementi di questa lista. Cosa si può fare dunque per guarire in maniera definitiva?

    • Rovistate dentro di voi e individuate le vostre ferite. Dov’è che vi fa male? Non vi sentite a vostro agio parlando di qualcosa o qualcuno? Qualcosa vi rende tristi o furiosi? Da quanto tempo? Quali credete possano esserne le cause?
    • Parlatene con gli altri. Può non sembrare facile, ma oltre a farci del male, le nostre ferite tendono a limitarci. Non ha importanza quanto tempo lo avete tenuto nascosto, liberatevi con qualcuno di vostra confidenza. Buttare fuori tutto quello che si ha dentro è un magnifico rimedio naturale per il dolore.
    • Pulite le vostre ferite e lasciate che brucino, vorrà dire che stanno guarendo. Le ferite del nostro passato emotivo pullulano di emozioni, sentimenti e pensieri che marcendo ci fanno del male. Per questo si deve cercare di rimuoverle dal profondo di noi stessi, altrimenti vivranno a nostro discapito infiammando le zone colpite fino a raggiungere limiti insospettabili.

    Pulite le vostre ferite piangendo, espellete il vostro dolore. Fate qualsiasi cosa, ma condannate la sofferenza e chiudetela fuori per non farla rientrare. Sarà allora che comincerete a recuperare la vostra identità. 


    Lasciatelo andare!

    Se non apporta felicità alla vostra vita, LASCIATELO ANDARE

    Se non illumina la strada e non vi aiuta a costruirla, LASCIATELO ANDARE

    Se rimane, ma non cresce, LASCIATELO ANDARE

    Se vi da sicurezza e ciò vi impedisce di sforzarvi per migliorare, LASCIATELO ANDARE

    Se non riconosce il valore del vostro talento, LASCIATELO ANDARE

    Se non accarezza il vostro essere, LASCIATELO ANDARE

    Se non vi spinge a spiccare il volo, LASCIATELO ANDARE

    Se dice, ma non fa, LASCIATELO ANDARE

    Se non esiste nella vostra vita un posto per lui/lei, LASCIATELO ANDARE

    Se cerca di cambiarvi, LASCIATELO ANDARE

    Se vi impone l’ “io”, LASCIATELO ANDARE

    Se sono più gli scontri che gli incontri, LASCIATELO ANDARE

    Se semplicemente non migliora la vostra vita, LASCIATELO ANDARE


    LASCIATEVI ANDARE… cadere sarà molto meno doloroso che restare afferrati a qualcosa che E’ STATO MA NON E’ PIU’

    La mente è meravigliosa

  • in

    Ci apparterremo sempre, anche senza possederci

    Potrei accarezzarti in versi, abbracciare il tuo corpo e gli strati della tua pelle, sorseggiare i tuoi punti e le tue virgole, assaporare le tue parole, godermi i tuoi respiri umidi, comporre in note i tuoi discorsi, farti impazzire sciupando le tue lettere.

    Posso sentirti intensamente in ogni accento, seguire le tue curve, placarti con le virgole, accentuare ogni poro della tua pelle, accarezzare la tua essenza, percorrere il cammino delle tue storie, maneggiare i tuoi capitoli, sfogliare le tue pagine, completare la rilegatura del tuo bacino.

    Sono così testuale che potrei accarezzarti in versi, divorarti in prosa, cucinarti in rime e decorarti con gli schizzi della mia mente. Allora, solo allora, ti farei mio, mentre io sarei tua per tutti gli istanti della nostra lettura.

    Ci apparterremo sempre, anche senza possederci

    Che arrivi quello che deve arrivare, che l’incertezza ci colga con le mani intrecciate, descrivendo la consistenza del nostro amore, godendo del cantare delle foglie d’autunno e sentendo la fame che le farfalle manifestano nel nostro stomaco.

    Ci auguro di essere fugaci, di spogliarci dai pregiudizi, di capovolgere le nostre paure, di vedere i nostri ricordi, di parlarci a parole, con punti e virgole, con silenzi scomodi.

    Magari la nostra avventura fulminasse sguardi e, anche se finisca con il tempo, potessi proteggerti. Magari potessi sfregare molte pelli facendo capire ad ognuna di esse che sei il miglior libro e la miglior storia caduta tra le loro mani.

    Ti desidero pieno di successo. Ti desidero con sguardi volti al passato, al presente e al futuro. Desidero che i tuoi verbi arrivino fino ai miei vestiti, erotizzino i miei pensieri e sommergano le mie debolezze, le mie paure e il mio pudore.  

    -Allora cosa faremo?

    -L’amore.

    -Davvero?

    -Si.

    -Perfetto, allora mi spoglio.

    -E perché ti togli i vestiti?

    -Per fare l’amore.

    -E chi ti ha detto che devi spogliarti per fare l’amore?

    -Che io sappia, si fa così.

    -No, quello non è amore, quella è possesso.

    -Non capisco, e come si fa?

    -Lasciati addosso i vestiti e parliamo fino a stancarci, fino a provare a decifrarci, fino a conoscere tutto a memoria, fino a scoprire i nostri segreti più profondi, fino a scioglierci solo guardandoci, fino a quando questi occhi si stanchino e mi obblighino a dormire.

    -E proverai a tenerli ancora aperti?

    -Si, solo per vederti.

    -Autore sconosciuto-

    Fallo come vuoi, purché possa conoscere l’amore

    Fammi conoscere l’amore, fai che i miei ricordi si accendano, che esplodano i colori, che sorridano le mie guance. Fammi sorridere nell’oscurità, e in solitudine. Che ti ricordi con tenerezza, che ti desideri tra le tue braccia, nelle mie notti insonni, accanto al mio comodino.

    Fai che il mondo si entusiasmi, che con te conosca la vera estasi. Insegna le sensazioni che sei capace di creare al semplice contatto delle tue pagine con la pelle, con le frasi in bocca, con le tue storie nella mente.

    Fai in modo che conoscano l’amore, che vogliano solo leggerti, che credano nell’impossibile, che si perdano nelle foreste delle tue storie. Fatti ammirare, perché non conosco passione più grande che quella di comprendermi tra le tue righe e consegnarmi ai tuoi messaggi.

    Ti leggo tutte le notti, e mi faccio sommergere dalle tue parole. Divoro le tue virgole e mi placo ad ogni punto e virgola; rimango tranquilla tra i tuoi punti di sospensione e affogo nei tuoi punti esclamativi.

    Con affanno, rincorro le tue pagine, fino a raggiungere il punto. Scivolo lentamente tra i tuoi sintagmi. E sorseggio le tue vocali.  Ti desidero quando mi fermo e mi scateno senza pudore fino al tuo ultimo punto.

    Anonimo

    Vieni a dormire con me, non faremo l’amore, sarà lui a farlo con noi

    E così mi arresi a te, che mi hai sommerso e fatto naufragare nella profondità e nel calore delle tue parole. Mi hai abbracciato eternamente e mi hai appassionato con le tue frasi. È così che ho reso omaggio al nostro amore notturno, alle nostre letture da sogno, al nostro divertimento vitale.

    Vorrei che ci potessimo conoscere e disconoscere allo stesso tempo, che potessimo vivere nervosi l’incertezza del non sapere come trattarci, che osassimo accarezzarci come gli amanti nella loro insonnia.

    Che la pigrizia ci guidi ogni notte, voltiamo pagina, magari non arrivassimo mai alla fine, magari ansimassimo di concludere e di godere; magari potessimo sorridere, magari dovessimo separarci, magari ci ferisca il punto finale.

    Godiamoci, perché non c’è niente più bello di tutto quello che mi dai, perché voglio che la mia biblioteca si riempia di libri come te e che tu, allo stesso tempo, rimanga sempre l’unico. Così potrò sperimentarti una e altre mille volte, come se fosse la prima, libro della ma vita…

    La mente è meravigliosa

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    Amate fortissimo. Con tutto l’amore che sentite dentro di voi.

    Dio mio, se io avessi ancora un brandello di vita
    non lascerei passare un solo giorno
    senza dire alla gente che io amo, io amo la gente.

    Convincerei ogni uomo ed ogni donna
    che sono i miei favoriti
    e vivrei innamorato dell’amore.

    E dimostrerei agli uomini quanto sbagliano
    quando pensano di smettere di innamorarsi
    quando invecchiano senza sapere che invecchiano
    quando smettono di innamorarsi.

    Gabriel García Márquez

    Amate fortissimo. Con tutto l’amore che sentite dentro di voi.

    Amate fino a scoppiare, fino ad essere incapaci di distinguere se quell’amore che sentite, fa parte di voi o se siete voi stessi ad essere amore.

    Amate anche se poi dovrete pentirvi di tutto quell’amore.

    Amate a dismisura. Amate ad oltranza. Anche quando tutto vi si ritorcerà contro.

    Anche quando vi diranno che è la persona sbagliata, che quell’amore andrebbe riposto diversamente, scandito diversamente.

    Amate come se amare significasse stringere i pugni, fino a far sbiancare le nocche, fino a lasciare i segni dei polpastrelli sui palmi.

    Amate anche quando chi amate vi fa arrabbiare come nessuno ha mai fatto prima. Anche in quella rabbia dev’esserci amore.

    Anche quando vi maledirete, anche quando vi manderete al diavolo, rompendo bicchieri e sbattendo ante.

    Amate come se la vostra vita dipendesse dall’amore che provate.

    Amate voi stessi, prima di tutto, più di tutto, perché altrimenti l’amore che nutrirete verso gli altri non sarà autentico.

    Amate anche se quell’amore vi farà piangere, ma non scordate mai che, prima di tutto, l’Amore è quello che vi fa ridere.

    Amate i pregi, ma ricordatevi che sono stati i difetti a nutrire l’amore che provate.

    Amate con la stessa forza che usereste per salvare il mondo intero.

    Amate come se l’amore fosse l’unica ancora di salvezza.

    Amate e dimostratelo.

    Perché le persone che ci stanno accanto, potranno per un qualunque motivo, non esserci più.

    Amate forte. Più forte che mai. Che peggio di chi ama troppo, c’è sicuramente chi non ama e non sarà in grado di amare mai.

    Gin.

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    C’è intimità quando ti togli l’armatura, non i vestiti

    Dopo una notte di sesso con un’altra persona che non si conosce molto, ci si sveglia con una sensazione strana. Ci siamo divertiti, e anche tanto, ma c’è qualcosa che manca. Non ci sentiamo del tutto a nostro agio, proviamo una sensazione di vuoto. Ci sono pochi vuoti particolari come questo: di rado si sente mancanza di intimità come in questo caso.

    Questa sensazione è dovuta, per lo più, alla ricerca di affetto, vogliamo sentirci benvoluti e lo facciamo attraverso il sesso, pensando che l’intimità di due corpi nudi sia l’unica possibile per lo sforzo e il tempo che ci si mette per costruirla, per il trauma che può lasciare se viene tradita.

    Il sesso senza amore esiste

    Parliamo spesso di sesso e di amore, li confondiamo e mescoliamo continuamente. Possiamo vivere un’esperienza sessuale molto piacevole con qualcuno senza che esista una relazione d’amore. La psicologa Silvia Olmedo sostiene che il desiderio sessuale possa palesarsi pur senza amore e senza nessun altro tipo di affetto o emozione.

    Tuttavia, gli incontri sessuali frequenti, con tutte le loro implicazioni in termini di desiderio, emozioni, intimità e sesso, possono essere la base di una relazione romantica. Non è raro che dopo aver ripetuto più volte questo tipo di incontri, poco a poco nascano connessione e complicità tra i partner.

    L’intimità è molto più che una notte di passione

    Intimus è una parola latina che indica un concetto simile a “più dentro”, “più profondo”. In altre parole, fa riferimento al nostro mondo interiore, quello che non mostriamo agli altri. Teniamo nascosti i nostri sogni, le nostre paure, ciò che ci dà gioia e ciò che ci fa vergognare. Celiamo tutto questo perché, se lo affidassimo alla persona sbagliata, ci esporremmo a ferite molto profonde.

    Entrare in intimità con un’altra persona implica mostrare il proprio mondo interiore e vedere che anche l’altro ci mostra il suo. Implica complicità, una conoscenza costruita nel tempo, la curiosità di sapere chi è l’altro, la seduzione. L’intimità si crea facendo una passeggiata, chiacchierando al bar, cucinando un piatto insieme, viaggiando, mandando un messaggio per sapere come sta l’altro.

    Anche il sesso è una manifestazione d’intimità, ma non è l’unica. L’intimità, in generale, sia all’interno del sesso che non, richiede una situazione in cui ci sentiamo sicuri e a nostro agio. Uno spazio in cui ci sentiamo noi stessi e non abbiamo paura.

    Se ci pensate, quando conoscete una persona, non sapete nulla di lei e, dopo un po’ di tempo, vi rendete conto che molte cose non sono come pensavate. Sono diverse e a volte migliori. Sentite che anche voi siete diversi, perché avete aperto il vostro cuore a questa nuova persona.

    L’intimità viene raggiunta quando non servono parole. È sufficiente uno sguardo per capire cosa pensa l’altro. L’intimità si crea quando ci si dimentica di guardare l’orologio e si lasciano passare i minuti e le ore, quando il tempo rallenta ad ogni gesto affettuoso.

    Abbiamo paura dell’intimità?

    Nella società attuale tutto va troppo di corsa: quando conosciamo una persona, possiamo già valutare la possibilità di un incontro sessuale con lei, senza che viga una condanna della società come in passato. Possiamo avere timore che l’altro scopra i nostri segreti, possiamo temere di essere rifiutati di nuovo, dunque, appena sorge un po’ intimità, fuggiamo.

    L’intimità nasce quando non abbiamo più paura di mostrarci, non abbiamo più timore che l’altro noti i nostri difetti e ci mostri i suoi e questo richiede tempo e pazienza. Non è sufficiente togliersi i vestiti, dobbiamo toglierci anche la corazza; si tratta di un processo di conoscenza reciproca che richiede mesi e persino anni.

    Quando c’è intimità tra due persone, il sesso migliora perché si trasforma in una dimostrazione di desiderio, affetto e amore. L’intimità non invade solo il letto, ma tutto ciò che aleggia attorno ai due partner, il loro quotidiano, i loro sguardi e le loro carezze.

    Con gli amici accade la stessa cosa: quando conosciamo qualcuno con interessi affini, proviamo una certa connessione, iniziamo a condividere alcune cose, a parlare, a scoprire quella persona fino a che, con il tempo, non si forgia un’amicizia profonda e sincera.

    Superare la paura di creare un’intimità con qualcuno significa saper gestire questo timore ed essere consapevoli che corriamo un rischio ogni volta che mostriamo la nostra anima e il nostro cuore. Tuttavia, questo rischio è necessario per vivere, per conoscersi e per goderci la nostra esistenza.

    “L’intimità è l’atto di entrare in connessione con qualcuno in modo così profondo da sentire di poter toccare la sua anima”.
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    A volte non ci sono per tutti, ho bisogno anch’io di me stessa

    A volte non ci sono per nessuno, ho bisogno anch’io di me stessa. A volte ho bisogno di ascoltarmi, ritagliarmi i miei spazi, ammorbidire i miei spigoli. Per questo, se non rispondo ai messaggi o se metto il cellulare in modalità silenziosa per qualche ora o qualche giorno, non vuol dire che io abbia chiuso le porte al mondo, semplicemente mi sono presa del tempo per me stessa, per quella persona di cui troppo a lungo ho dimenticato di prendermi cura.

    Risulta curioso come, quasi senza renderci conto, finiamo per relegarci da soli nella cartella “spam”. Ci mettiamo nel cassetto delle cose da fare, sull’ultima pagina della nostra agenda personale o su quel post-it giallo fosforescente che finisce col perdersi nel caos della nostra scrivania, dato che ci sarà sempre qualcosa che avrà la priorità su di noi.

    “Ci sono tre cose estremamente dure: l’acciaio, un diamante, e conoscere sé stessi.”

    –Benjamin Franklin-

    Viviamo in una società tremendamente esigente e competitiva, si sa. Sono sempre troppe le cose da fare, al punto che a volte le giornate possono essere tanto eccitanti quanto soffocanti. E come se non bastasse, a questo si aggiungono i nuovi sistemi di comunicazione, dove le interazioni sono costanti e immediate.

    La nostra vita è organizzata in gruppi di WhatsApp, siamo sempre reperibili e c’è sempre un messaggio che compare sullo schermo del telefono, così come nuove mail da leggere, foto alle quali mettere un like e un tag al quale rispondere.

    È un po’ come vivere in un epicentro nel quale, però, il nostro sguardo non riesce a vedere quello che ha vicino. I nostri occhi stanchi sono in grado di leggere i bisogni degli altri, ma non sono in grado di decifrare i propri….Tutto appare sfocato, un groviglio che si è incastrato lì, nel nostro cuore e nella nostra mente come se qualcosa non funzionasse, come se qualcosa non stesse andando per il verso giusto, senza sapere cosa esattamente…

    Sono arrivata al limite, anche se ancora non lo so

    Molte persone hanno bisogno di voi, lo sapete. Ogni giorno avete decine di montagne da scalare, piene di ostacoli da superare, e senza dubbio, ci riuscite anche. Eppure, riuscendoci non riceverete nessuna medaglia. Nessuno premia i vostri sforzi, la vostra dedizione o perfino tutto quello a cui avete rinunciato per chi vi circonda. In poco tempo, le cose perdono di significato e le persone il loro sapore. In un attimo il mondo perde la sua musica, la sua poesia, non è più confortevole, e si finisce col cadere nelle proprie responsabilità producendo lo stesso effetto di una pietra che cade in un pozzo senza fondo.

    Esserci per tutti e per qualsiasi cosa ogni giorno e ogni istante comporta un tasso di interessi molto alto. Una situazione così, prolungata nel tempo, può facilmente portare a problemi di depressione, e per questo dobbiamo stare attenti ai seguenti sintomi:

    • Una grande stanchezza che a volte non riusciamo a recuperare con il sonno o il riposo notturno.
    • Mal di testa, emicrania.
    • Mal di schiena.
    • Cattiva digestione.
    • Continua sensazione di noia, perdita di interesse nei confronti della vita.
    • Impazienza ed irritabilità.
    • Frustrazione, commenti carichi di cinismo, cattivo umore, apatia costante…

    Per quanto possa sembrare strano, viviamo in un’ambiente iper-stimolante e iper-esigente, che finisce con il narcotizzarci. Diventiamo insensibili alle nostre stesse necessità, stranieri verso il nostro cuore e vagabondi smarriti in quell’isola di Circe dove ci si dimentica quale sia il proprio posto e dove abiti la propria anima.

    Oggi non ci sono per nessuno, ci sono solo per me

    Dirsi a voce alta “in questi giorni non ci sono per nessuno, ma solo per me stessa” non equivale ad una mancanza di rispetto. Non si fa torto a nessuno, non viene trascurato nulla, ed il mondo continuerà a girare come se nulla fosse. Tuttavia, accadrà qualcosa di meraviglioso: daremo via libera alla nostra guarigione emotiva, ci regaleremo tempo, attenzione e spazi dove rifugiarci. È un po’ come entrare nel tronco di un albero per prendere contatto con le nostre stesse radici, tornando ad una posizione quasi fetale, per nutrirci e permettere che le nostre foglie e i nostri rami crescano alti e liberi per avvicinarsi al cielo.

    Di seguito, vi proponiamo di riflettere su alcune idee che potranno aiutarvi a raggiungere questo obiettivo.

     “Ci trasformiamo in quello che siamo solo a partire dal rifiuto totale e profondo di quello che gli altri hanno fatto di noi”.

    – Jean-Paul Sartre

    Trucchi per prendere il controllo, per aspettarsi quando ci si manca

    Nella confusione dell’infinita routine che ogni giorno ci vede prigionieri degli obblighi verso noi stessi e gli altri, deve restare uno spazio, un piccolo angolo speciale che appartenga solo a noi stessi. Come una capsula di salvataggio, una botte salvavita al quale fare affidamento ogni volta che sentiamo di aver raggiunto il limite.

    • Quando percepite che la pressione esterna vi impedisce di essere voi stessi, fermatevi e visualizzate questa capsula o quella botte salvavita: entrateci.
    • È il momento di pensare ad un piano di salvataggio. Benjamin Franklin era solito dire che “se non abbiamo ogni giorno un piano di sopravvivenza, siamo condannati a navigare eternamente alla deriva”.
    • Questo piano di sopravvivenza deve avere una meta ed essere in grado di stabilire cosa è prioritario e cosa non lo è (oggi il mio obiettivo è portare a termine la mia giornata lavorativa, il mio traguardo è non stressarmi, il mio piano è riuscire a ritagliarmi due ore per me stessa. Avere buoni rapporti con colleghi e familiari, oggi è secondario).

    Infine, dobbiamo avere ben chiaro il fatto che ci saranno giorni in cui la priorità totale e assoluta siamo noi stessi. Farlo capire a chi ci sta attorno non è una forma di egoismo. Spegnere il cellulare, uscire a camminare, a respirare e rifugiarci nei nostri pensieri è, invece, un atto di vera e propria salute mentale. Perché che ci crediamo o meno, i giorni in cui abbiamo bisogno di noi stessi sono molti. Ed in quei giorni, mettere il nostro nome tra le “priorità”, non è solo raccomandabile, è OBBLIGATORIO.

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    Imparare a perdonare chi ci ha ferito.Perchè perdonare non vuol dire fare finta di niente

    “Se vogliamo amare veramente, dobbiamo imparare a perdonare”

    (Madre Teresa di Calcutta)

    Fin da bambina ho avuto la fortuna di crescere “ascoltando interiormente” quelli che mi circondavano e amavano, iniziando a comprendere così uno dei principali valori che ci caratterizzano in quanto esseri umani: il perdono.

    In questa tappa della nostra vita, l’infanzia, riceviamo e captiamo qualsiasi cosa, sensazioni ed apprendimenti che ci permettono di sviluppare le nostre emozioni.

    Il nostro ambiente ci condiziona, nel bene e nel male. Nel mio caso, sono stata fortunata e mi piacerebbe raccontarvi perché.

    Ogni giorno della mia vita, fin dalla prima maturità, la mia famiglia e chi mi circondava erano costanti al momento di inculcarmi quello che al giorno d’oggi compone una buona porzione del mio attuale scheletro emotivo: imparare a perdonare chi ci ha ferito.

    Capì molto presto l’importanza di questo valore. Riuscirci ci permette di essere in pace e in pienezza interiore con noi stessi e, di conseguenza, con il mondo.

    E credetemi, questo pilastro della vita è totalmente vero. In molte delle nostre filosofie e religioni si dice che l’atto del perdono ci rende grandi anime, ci dota di un grande cuore e di un immenso valore interiore. Affermano anche che il suo eterno compagno d’avventura, il dimenticare, è il regalo dei coraggiosi e di chi valorizza la propria felicità in base all’amore puro.  

    Perdonare e dimenticare: due ingredienti vitali che ognuno di noi dovremmo provare a sviluppare ogni giorno della nostra vita; sapete perché?

    Poco a poco imparai che far soffrire e creare malessere non rende una persona migliore, di conseguenza non saremo più deboli al punto tale da non poter perdonare. Capì che se perdoniamo e poi dimentichiamo, le cose smettono di farci male, potendo dimenticare o eliminare dalla nostra vita quelli che non ci amano davvero e cercano solo il nostro malessere.

    Invitate il vostro cuore ad aprirsi quando qualcuno vi chiede scusa e perdonatelo, anche se possa risultarvi complicato, per quanto sia stata dolorosa l’esperienza o il danno causato. Quando perdonerete, vi sentirete illuminati e in equilibrio con la vostra propria essenza, con la vostra anima. Si tratta di una delle migliori ricompense della vita: il primo passo verso l’eternità.

    Perdonare ci invita molte volte anche a porci la domanda “cosa succede se qualcuno mi ferisce e non chiede scusa?”

    Vi invito a fermarvi e a riflettere con il cuore. Vi renderete conto che la vostra propria anima vi porterà comunque a perdonare. Ricordate solo quanto è importante in questo caso “saper dimenticare”. In fin dei conti, non vale la pena soffrire per chi non ha potuto o saputo dimostrare che vi valorizzava.

    Se si presenta questa situazione, ricordate che siete molto più forti, perché siete capaci di dimostrare  che date valore e rispettate la vostra propria persona. Abbiate fiducia, è questo quello che importa davvero: il rispetto e l’amore per se stesso prima di tutto. Senza questo non sappiamo dare amore e, di conseguenza, vivere a pieno.

    Per questo, perdonate e ricordate di dimenticare. Entrambi si trasformeranno nella soluzione per continuare il proprio sviluppo personale e la vostra evoluzione in quanto esseri umani.

    Vivere con questi valori vi permetterà di disfarvi dello zaino carico che portate sulle spalle, che non vi lascia guardare il cielo, il destino che tutti noi aneliamo e vogliamo. 

    Mi preme ricordarvi che vivere con rancore non genera nessun bene, ancora meno alla persona che vi ha fatto soffrire. Possiamo cambiare la situazione solo avendo il coraggio di perdonare e impegnandoci di dimenticare quanto successo.

    Imparate ad accettare le scuse se vi vengono offerte con il cuore. Se questo non succede, dimenticate e continuate il vostro cammino ricordando che perdonare non vuol dire fare finta di nulla.

    “Perdonare è la qualità dei coraggiosi. Solo chi è abbastanza forte da perdonare un’offesa, sa amare”

    (Mahatma Gandhi)

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    Con il perdono salvo me stesso e divento più forte

    Se c’è qualcosa che mi conforta più di ogni altra cosa è avere la certezza che sono in grado di perdonare, che ci ho provato e che ci sono riuscito. Di fatto, ora so che perdonando te ho salvato me stesso perché era l’unico modo per ritrovarmi.

    Il fatto è che aver perdonato chi mi ha fatto del male ha significato un cambiamento o, in altre parole, mi ha fatto smettere di pensare a queste persone con rancore, per pensare con amore a me stesso.

    Si tratta di salvare me stesso

    Accettare che qualcuno ci ha fatto del male è difficile e cambiare atteggiamento implica una sfida emotiva troppo grande. Quando rimaniamo da soli di fronte a qualcosa che non è ciò che era, sembrano esserci solo due opzioni tra cui scegliere.

    Da una parte, la strada più facile sembra essere quella di lasciare che il tempo curi le ferite nella convinzione che possa perdonare al posto nostro. Dall’altra, la sfida di affrontare il dolore ed essere noi stessi a perdonare.

    Man mano che gli anni passano, ci rendiamo conto che la vera scelta è la seconda, perché solo il perdono consente di smettere di pensare alla ferita con odio e rancore per poter pensare alla cicatrice.

    Perdonare non è dimenticare, non è giustificare, non è sminuire né riconciliarsi. Perdonare è un processo personale senza aspettarsi nulla dall’altra persona. È un atto che facciamo per noi stessi, per non rimanere ancorati al passato. Perdonare è avanzare e impedire al male del passato di rovinare il nostro presente.
    Anonimo

    Perdonare per tempo è un invito a volerci bene e a salvarci. Salvarci dal dolore e superare i momenti brutti per poter crescere: un cammino che ci porta a migliorare come persone e a valorizzare quello che abbiamo.

    Perdonare mi rende più forte

    Perché perdonare ci fa crescere? Il perdono è l’atto più coraggioso che esista al mondo. Di fatto, niente ci rende più grandi e più forti come il saper perdonare le più grandi delusioni e capire che è necessario perdonare, ma lo è altrettanto farsi perdonare.

    Mettere da parte il dolore e superare l’errore degli altri è un atto di coraggio.

    A me, per esempio, piace che la gente capisca che il benessere ha un prezzo e che spesso questo consiste nel dover perdonare, dimenticare e lasciare andare ciò che ferisce.

    Mi piace sapere che il mio comportamento non passi sempre attraverso il filtro del bene o del male e che ho il permesso di sbagliare.

    Perché è necessario il perdono?

    La sincerità fa bene a tutte i rapporti, soprattutto quando si tratta di parlare con noi stessi.

    Quando è il momento di perdonare, l’atto in sé non serve a nulla se non siamo onesti dentro di noi. Il perdono porta con sé alcuni benefici che dovreste conoscere:

    • Il mancato perdono ha dirette ripercussioni su noi stessi: è proprio come l’odio, alla fine chi ci rimette siamo noi, anche se pensiamo di no.
    • Perdonare aiuta a migliorare la nostra salute: alcuni studi rivelano che perdonare riduce lo stress e le malattie cardiache.
    • Il perdono libera e guarisce: le persone cambiano, i momenti anche e nessuno è perfetto. Prima capiamo questo concetto, primo possiamo uscire dalle situazioni che ci tengono in trappola. Perdonare, in questo senso, significa accettare e capire che tutti possono sbagliare.
    Perdonare non è dimenticare, ma ricordare senza provare dolore.
    Anonimo
    La mente è meravigliosa
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    Se starai male, io ci sarò

    Se starai male, io ci sarò, totalmente interessata: interessata a te. Non sparirò quando non avrai più bisogno di me, non ti ascolterò per dovere né tenderò la mano per ricevere qualcosa in cambio. Se starai male, non ti dirò quello che ti farebbe piacere sentire, bensì la verità.

    Tutti noi abbiamo avuto un familiare o un amico che in un dato momento ha avuto bisogno di una spalla su cui piangere. Sembra facile fare da spalla, vero? Anzi, tendiamo a credere che sia più facile consolare che essere consolati. Eppure, spesso non lo facciamo nel modo migliore. Esistono errori in cui è facile incappare seppur senza esserne consapevoli, neanche quando le conseguenze pian piano cominciano ad affiorare.

    Quando abbiamo fretta di aiutare gli altri a superare le loro difficoltà, forse quello che desideriamo davvero semplicemente è che smettano di lamentarsi.

    Ascoltare solo quello che vogliamo sentire, offrire supporto a metà, dare consigli che noi stessi non portiamo a termine… Tutto questo vi risulta familiare? Ebbene, molte volte crediamo di essere d’aiuto quando in realtà facciamo tutto il contrario. È arrivato il momento di aprire gli occhi.

    Se starai male, ascolterò tutto quello che hai da dire

    Anche se vorremmo essere d’aiuto agli altri, anche noi abbiamo i nostri problemi. Di conseguenza, spesso capita di non ascoltare davvero chi abbiamo di fronte. Talvolta pensiamo che ci sta dicendo una sciocchezza, dimostrandoci incapaci di capire davvero cosa sta vivendo e provando. È uno sbaglio. In questo modo, non saremo mai d’aiuto all’altra persona.

    In simili situazioni, occorre fare ricorso a tutta l’empatia di cui si dispone. Mettetevi nei panni degli altri: vi piacerebbe essere ascoltati per davvero? Cosa vi piacerebbe sentirvi dire se foste al loro posto? Cosa vi sarebbe utile in circostanze del genere? Rispondendo a queste domande, troverete la soluzione per dare un supporto concreto e di valore alla persona che desiderate aiutare.

    Quando ascoltate, evitate di rispondere con parole e frasi di circostanza: quelle che ci escono dalle labbra quando non sappiamo bene cosa dire, ma abbiamo il terrore del silenzio. “Non preoccuparti”, “Tutto si risolverà”, “Starai di nuovo bene” sono formule tappabuchi per quando non si ha nulla di meglio da dire. Volete la verità? Se non sapete che dire, non è un problema. Limitatevi ad ascoltare, a fare domande.

    Pronunciare consigli e parole di incitamento senza senso, seppur con le migliori intenzioni, non è per nulla efficace.

    Non sempre è necessario dire parole di incoraggiamento. Per manifestare il vostro supporto, basterà restare al fianco di quella persona, offrirle il vostro riparo, ascoltandola e sforzandovi di capire il suo problema, non necessariamente di risolverlo.

    D’altra parte, talvolta non fare nulla significa non fare molto. Un semplice abbraccio può essere molto più confortante di qualche parola di facciata, detta senza crederci davvero. Le piccole azioni e l’ascolto valgono mille volte di più.

    Anche se stai male, sarò sincero

    Quando si aiuta un amico, è bene non dirgli come agire o come affrontare le cose. Se lo fate, commetterete un grande errore. Nella maggior parte dei casi può essere molto d’aiuto raccontare le proprie esperienze, in modo che l’altro senta di non essere l’unico ad aver affrontato una situazione di disagio. Quando lo fate, assicuratevi di essere sinceri con l’altro e con voi stessi.

    Mettiamo, per esempio, che siate in compagnia di un’amica che sta affrontando grossi problemi nella sua relazione di coppia. Ha avuto un’infanzia difficile e tutto questo si ripercuote sulle sue relazioni. Il suo problema è la sua tendenza ad attaccarsi a qualcuno che “crede di amare”. Come potete aiutarla?

    Se avete vissuto una situazione simile potete renderle nota la vostra esperienza. Potreste anche darle qualche consiglio utile, elencandole i benefici dello stare sola, del passare un po’ di tempo senza un partner uscendo di più con gli amici, trovando in loro la felicità… Ma siete sicuri di essere coerenti con quello che dite?

    Spesso le persone predicano bene, ma razzolano male: i loro consigli sono validi, ma loro stesse sono le prime a non metterli in pratica. Altre volte, quei consigli hanno un prezzo che la persona da consolare non può farsi carico. Se scegliete di dare un suggerimento, assicuratevi di non causare maggiore frustrazione nella persona che lo ascolta.

    Quando ne avrai bisogno, smetterò di ascoltare solo le mie parole, dando ascolto solo alle tue.

    Un’altra pratica più che mai negativa è quella di dire solo quello che vuole o ha bisogno di sentirsi dire la persona in questione. Sta passando un brutto momento, ma non risolverà la situazione se trova persone poche sincere. Sforzatevi di dire le cose come stanno e l’aiuterete davvero. Talvolta, una critica costruttiva è ciò che di più positivo possa esserci.

    Tirare su d’animo non è poi così facile, vero? Serve la propria disponibilità concreta, una grande capacità di attenzione e la possibilità di impegnarsi a lungo termine, dando il proprio supporto senza lasciare spazio alle bugie. Tutto questo potrà servire ad alleviare le pene o gettare un piccolo spiraglio di luce sulla situazione di chi, in questo momento, ha più che mai bisogno di voi.

    La mente è meravigliosa

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